mercoledì 1 febbraio 2012

L’esistenza dei radar anti-migranti: ottimo business per il privato.

Sarà il Tar della Sardegna a decidere sui radar di produzione israeliana che la Guardia di finanza intende installare contro le imbarcazioni dei migranti. Un affare per sei milioni di euro con tante ombre e un'insostenibile impatto ambientale

Sarà il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna a decidere le sorti dei radar di produzione israeliana che la Guardia di finanza intende utilizzare per dare le caccia alle imbarcazioni dei migranti che tentano di raggiungere le coste italiane. Dopo aver sospeso a luglio i lavori d’installazione nei territori di Fluminimaggiore, Sant’Antioco e Tresnuraghes, mercoledì 5 ottobre il Tar si pronuncerà sulla revoca delle autorizzazioni, richieste rispettivamente dal Comune di Tresnuraghes e da Italia Nostra.
I radar fanno parte della nuova “rete costiera di profondità” del Comando della Guardia di finanza, per “difendere le frontiere esterne dai flussi migratori provenienti dal Nord Africa”. Co-finanziata dall’Unione europea, la rete prevede la realizzazione di quattro siti in Sardegna (Capo Sperone nell’isola di Sant’Antioco; Capo Pecora, Fluminimaggiore; Ischia Ruggia - Tinnias, Tresnuraghes; Punta Vedetta, Argentiera, Sassari); uno in Puglia (Gagliano del Capo, Lecce) e un altro in Sicilia (Capo Murro di Porco, Siracusa). Sei località protette, d’inestimabile valore ambientale e paesaggistico, che rischiano di essere irrimediabilmente deturpate dal piano militare.
La mobilitazione spontanea degli abitanti, delle associazioni ambientaliste e di alcune delle amministrazioni locali hanno già creato numerosi intoppi burocratici all’installazione degli impianti, ma adesso i No radar sperano che il Tar sardo chiuda definitivamente la partita con la Guardia di finanza e la società che ha ottenuto i lavori (Almaviva Spa di Roma), costringendo tutti a rivedere e magari cancellare i programmi di guerra elettromagnetica alle migrazioni.              
Le avventate decisioni di autorizzare l’installazione dei radar in Sardegna sono state prese il 17 e 20 dicembre 2010 con le conferenze dei servizi svolte presso il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche di Cagliari. A Tresnuraghes è stata scelta un’area di 300 mq ricadente sulla collina “Ischia Ruggia”, distante 400 metri dal mare e solo 200 dalla sottostante torre spagnola cinquecentesca. “Si tratta di un’area ricadente in zona E5 del Piano urbanistico comunale dove sono ammesse le sole attività relative all’agricoltura, alla pastorizia e alla zootecnia”, scrive nel suo esposto il legale del Comune di Tresnuraghes. “Il sito ricade altresì nell’ambito di paesaggio costiero del Piano particolareggiato e, inoltre, all’interno della Zona di Protezione Speciale “Costa di Cuglieri” (codice ITB033036 ), perimetrata ai sensi della Direttiva 92/43 CEE Habitat, ed individuata dalla Rete Ecologica Natura 2000, come sito di importanza comunitaria”. La conferenza dei servizi, oltre ad ignorare i divieti e le prescrizioni in materia di protezione ambientale, ha omesso di considerare il parere negativo all’installazione, espresso il 17 dicembre dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ARPAS, secondo cui l’intensità del campo elettrico creato dal radar “superava il limite di esposizione di 20 V/m e, comunque, non era in grado di garantire il rispetto degli obiettivi di qualità stabiliti dalle normative”.
Ancora più controversa l’autorizzazione ai lavori all’interno dell’ex stazione radio di località Capo Sperone – Su Monti de su Semaforu di Sant’Antioco. “L’intera isola, in particolare la zona sud meno antropizzata, rappresenta un ecosistema molto delicato e un quadro paesaggistico assolutamente unico e irripetibile per cui qualsiasi intervento potrebbe mettere a rischio il delicato equilibrio presente”, segnala Italia Nostra attraverso i propri legali, Andrea Pubusa, professore di diritto amministrativo dell’Università di Cagliari e Paolo Pubusa. L’area, nello specifico, era stata trasferita dai militari alla regione Sardegna, ma con delibera della giunta regionale del 4 novembre 2010, “rilevato il preminente interesse per la sicurezza dello Stato rispetto ai vincoli paesaggistici e storici esistenti nella zona”, veniva concessa in comodato alla Guardia di finanza.
“Capo Sperone è una zona di particolare pregio ricadente nell’ambito n. 6 del Piano paesaggistico regionale denominato Carbonia ed Isole Minori”, aggiunge Italia Nostra. “Si tratta inoltre di una Zona di protezione speciale (ZPS), dove per legge qualunque intervento deve essere sottoposto a un’appropriata valutazione d’incidenza. Nonostante le particolari tutele in virtù di proprie immodificabili caratteristiche di ordine naturalistico, paesaggistico e archeologico, in oltre 200 mq di superficie sono previste una colata di cemento armato, previa estirpazione di tutte le essenze protette; la realizzazione di un edificio di notevoli dimensioni; la costruzione di tralicci, antenne e recinzioni metalliche in cui gli animali selvatici e gli uccelli possono rimanere impigliati”.
Oltre a rilevare che la concessione dell’autorizzazione sarebbe stata viziata dall’assenza in conferenza dei servizi del Ministero dell’ambiente, competente in materia di Siti d’interesse nazionale, Italia Nostra ricorda come il radar di Capo Sperone viene ad incidere dal punto di vista elettromagnetico in una zona assai popolata: a meno di 700 metri in linea d’area sorgono diverse abitazioni in cui risiedono permanentemente famiglie con bambini; poco più lontano operano due importanti insediamenti turistici e una comunità di recupero per tossicodipendenti con numerosi giovani e operatori sociali. A meno di mille metri c’è invece la spiaggia di S’Acqua ‘e sa Canna, meta di numerosi bagnanti nella stagione estiva. “Eppure nulla viene detto sugli effetti dei campi elettromagnetici derivanti dal radar e dal ponte radio sulla salute della popolazione”, aggiunge Italia Nostra. “A Sant’Antioco si sono poi verificate gravi anomalie: l’ARPAS, in meno di quattro giorni, un termine inferiore a quello previsto dalla legge 241/90 e comunque incongruo in una materia così complessa ed inusuale, ha dato il proprio parere favorevole ad un impianto che era stato bocciato per Tresnuraghes. L’agenzia regionale ha poi trascurato del tutto che oltre al radar, altra fonte di irradiazione è costituita dall’antenna del ponte radio che opera con una frequenza maggiore. Ciò costituisce un’ipotesi di esposizione multipla che obbligava a compiere le verifiche previste”.
Secondo il prospetto informativo fornito dalla società israeliana produttrice, la Elta Systems, i radar sono quelli modello EL/M-2226, facenti parte della famiglia di trasmettitori Linear Frequency Modulated Continuous Wave (LFMCW) in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), che operano pertanto emettendo microonde, ovvero onde molto corte comprese tra i 300 megahertz e i 300 gigahertz, estremamente pericolose per l’uomo, la fauna e la flora.
“Gli studi in proposito non sono per nulla rassicuranti”, scrive Italia Nostra. “Fin dal 1987 il prof. Ross Adey ha realizzato una ricerca per il National Cancer Institute sul rischio delle onde elettromagnetiche. Sono stati effettuati studi sui militari che operano vicino ai radar delle basi: i casi più eclatanti sono stati quelli negli USA (questo tipo di radar viene ora localizzato nei deserti); di Skrunda, in Lettonia; in Belgio; in Germania (69 casi di cancro in una singola base), per non parlare della vicina Quirra, nella quale recentemente i magistrati hanno sottoposto a sequestro proprio radar di tale tipologia”.
Gli ambientalisti ricordano che in occasione del convegno internazionale sull’elettrosmog, tenutosi il 17 febbraio scorso a Roma, è emerso con chiarezza che le onde sono potenzialmente pericolose per un raggio di 4-5 km. dalla sorgente radar e per questa ragione vengono scelte zone scarsamente popolate. “Le onde penetrano nel cervello per alcuni millimetri, disturbano il sangue e i microorganismi, possiedono una potenza energetica circa diecimila volte superiore rispetto a quella delle onde di 10 Mhz. E gli effetti studiati non sono da poco: alterazione della comunicazione fra neuroni (difficoltà soprattutto nei bambini di memoria, concentrazione, coordinazione motoria), alterazione della chimica nel cervello (e questo si verifica già con emissioni di 100 volte inferiori agli standard accettati e considerati sicuri dalla legge), infertilità maschile (negli animali da laboratorio è stata evidenziata fino alla quinta generazione successiva), cancro ai testicoli, leucemia soprattutto infantile, cancro al seno, melanomi epiteliali, tumori al cervello, aumento degli aborti, malformazioni nei nascituri, mutazioni genetiche, problemi agli occhi (cataratta), ustioni alla pelle, depressione”.
Sui radar della Guardia di finanza, il 26 settembre 2011 è stato pure presentato un esposto alle Procure della Repubblica di Cagliari, Sassari ed Oristano. Italia Nostra e il Comitato territoriale No Radar Ischia Ruja chiedono d’indagare in particolare sulle reali motivazioni che starebbero dietro la scelta di ben quattro stazioni in Sardegna e sulla regolarità delle procedure adottate per l’assegnazione dei lavori. “Considerato che il programma è finanziato con risorse del PON Sicurezza per lo sviluppo 2007-2013 e dal Fondo europeo per le frontiere esterne e la gestione dei flussi migratori, non si capisce come i radar previsti lungo la costa nord occidentale della Sardegna possano essere utilizzati per contrastare le imbarcazioni di migranti”, afferma Graziano Bullegas, segretario regionale di Italia Nostra. “Nessun evento migratorio illegale ha mai interessato tali siti e, d’altronde, anche i flussi avvenuti nel sud dell’isola sono stati di quantità ridotta negli anni 2006 e 2007 e quasi del tutto cessati dopo il 2008, salvo qualche decina di arrivi negli ultimi mesi”.
Nonostante la Commissione europea abbia stabilito che l’acquisizione delle forniture con fondi Ue avvenga attraverso la pubblicazione di un bando di gara europeo con procedura aperta e informazione specifica delle popolazioni interessate, il progetto e il relativo iter autorizzativo dei radar anti-migranti sono avvenuti invece - secondo gli ambientalisti - “in piena segretezza” e l’appalto è stato aggiudicato il 22 ottobre 2010 dalla Guardia di Finanza “senza l’indizione e la previa pubblicazione del bando”. “L’attività di montaggio degli impianti, inoltre, sembrerebbe sia stata subappaltata ad altra ditta, nonostante sull’avviso di aggiudicazione sia espressamente escluso il subappalto dell’opera”.
Le accuse sono state seccamente respinte dall’ingegnere Piero Rossini, responsabile sicurezza di Almaviva Spa, nel corso di un’intervista a Radio24. “Quello che è stato scritto in merito alle assegnazioni dirette è assolutamente falso”, ha dichiarato Rossini. “Abbiamo vinto una gara a cui abbiamo partecipato noi, Finmeccanica, la Gemma e un altro paio di ditte che però poi non hanno presentato offerte. Prima di cominciare i lavori abbiano ricevuto tutte le autorizzazioni compresa quella d’impatto ambientale. Dopo è montata la fronda di questi circoli ambientalisti no global, siamo arrivati a un incontro con i sindaci che, in periodo elettorale, hanno disconosciuto le autorizzazioni ufficialmente emesse. E allora abbiamo sospeso i lavori. Stiamo però valutando anche altri siti magari all’interno di esistenti zone militari in modo da vedere se riusciamo a venire a capo del problema…”.
Della presunta gara di Almaviva e concorrenti non c’è però traccia nell’avviso di aggiudicazione di appalto (GU/S S212), pubblicato dal Comando generale della Guardia di finanza il 30 ottobre 2010. Nell’avviso si spiega invece che la procedura adottata per i radar anti-migranti è stata “negoziata senza indizione di gara” e “senza la previa pubblicazione di un bando di gara nella gazzetta ufficiale dell’Unione europea”, con la motivazione che “i lavori e i servizi possono essere forniti unicamente da una determinata fornitrice, la Almaviva SpA di Roma, che possiede le prescrizioni di natura tecnica e i diritti esclusivi dei materiali”. Valore della commessa, 5 milioni e 461.670 euro, Iva esclusa. L’emergenza migranti si conferma ancora un ottimo business per il privato.

"Esistiamo, ma lasciateci stare nella foresta" Le nuove immagini della tribù sperduta nella foresta in Perù stanno facendo il giro del mondo




Survival ha pubblicato le foto della tribù nascosta in mezzo all'Amazzonia brasiliana, un anno dopo quelle foto aeree che già avevano incuriosito tutto il mondo.
Nelle nuove foto si vede distintamente una famiglia di Indiani Mashco-Piro incontattati, nel Perù sud-orientale.
"L’esistenza dei Mashco-Piro nel parco nazionale di Manú era ben nota, ma negli ultimi mesi gli avvistamenti accidentali dei membri incontattati della tribù si sono moltiplicati. A detta di molti, a costringere gli Indiani ad allontanarsi dalla foresta sarebbero il disboscamento illegale in atto dentro e fuori del parco, e i voli a bassa quota effettuati dagli addetti ai progetti energetici di gas e petrolio, al lavoro nelle vicinanze. I Mashco-Piro sono uno dei circa 100 popoli incontattati del mondo e le fotografie diffuse oggi sono le più nitide e ravvicinate che siamo mai state fatte a un gruppo isolato" si legge sul sito dell'associazione
.Ma Survival International vuole lanciare un monito a tutti e ricordare che i popoli vanno lasciati vivere secondo le loro tradizioni e senza contaminare i loro stili di vita. Sul sito si legge la vincenda preoccupante accaduta per un video che immortalava dei turisti mentre lasciavano indumenti per gli Indiani lungo le rive di un fiume, vicino ai villaggi delle tribù.
“A un anno di distanza, queste fotografie forniscono un’ennesima prova lampante dell’esistenza delle tribù incontattate. È inaccettabile che governi, aziende e antropologi continuino a negare. E il primo contatto è sempre pericoloso e spesso fatale, sia per la tribù sia per chi cerca di stabilirlo. La volontà degli Indiani di essere lasciati soli deve essere rispettata"
ha commentato Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International.

Taglio stipendi dei parlamentari: ecco la verità

Tutti ne parlano come un grande atto da parte dei politici italiani, tutti contenti di ciò e tutti non sanno veramente. Il taglio agli stipendi è una vera e propria farsa.

 
 
































Lo stipendi dei parlamentari resta invariato. La verità è che hanno solo rinunciato ad un aumento di 1.300 € lordi (700€ netti), cosa molto ben diversa dal percepire uno stipendio più basso.
Va a farsi benedire un'altra delle promesse dei parlamentari di allineare il proprio stipendio a quello dei loro colleghi europei. 
Con il passaggio al sistema contributivo ogni deputato avrebbe ricevuto circa 700 euro netti in più. Soldi che ora saranno congelati in un fondo. Da ieri i deputati e tutti i dipendenti sono passati al regime pensionistico contributivo, come il resto degli italiani, e potranno percepire la pensione (vitalizio) dopo aver compiuto almeno sessant'anni d'età. Inoltre tutti coloro che rivestono ruoli istituzionali (presidente della Camera, questori, ecc.) avranno un taglio del 10% dell'indennità di ruolo.
Le entrate del deputato cambiano solo nella parte riguardante i collaboratori. Lo stipendio del parlamentare continua ad avere un rimborso di 3.690 euro lordi mensili. La differenza sta nel fatto che ora ogni deputato dovrà giustificare il 50% di quella somma.
Per ciò che riguarda la pensione i parlamentari percepiranno una pensione che è poco più della metà di quella attuale. L'accesso alla pensione può avvenire all'età di 65 anni con un periodo contributivo di minimo 5 anni. Per ogni mandato l'età è diminuita di un anno, rispettando sempre il tetto minimo dei 60 an

Dov'era la Lega negli ultimi 15 anni, mentre lo psiconano uccideva questo Paese?

Speravamo che le volgarità e le scempiaggini a cui la Lega Nord e il suo leader ci avevano lungamente abituato («Io il tricolore lo uso per pulirmi il c...», e ancora «Io ho 300mila uomini e i fucili sono sempre caldi per sparare») fossero state una volta per tutte riposte e messe da parte, visto le responsabilità di governo a lungo assunte dalla Lega e dalla stesso Bossi. Evidentemente ci siamo sbagliati. La Lega non ha senso dello Stato e delle istituzioni, come dimostra di non avere alcuno spessore politico e credibilità. Insomma, anche dopo anni di governo con ministri come Roberto Maroni, il Carroccio resta un fenomeno da baraccone, bravi solo nelle pagliacciate e nelle goliardate da bar Sport.
la Lega ha dato dimostrazione di quello che è: un partito di gente che vive su un altro pianeta. Prescindo dalle considerazioni sulla secessione, sul fatto che la Padania esiste perché esiste il Grana Padano ecc. ecc. ecc. Ma oggi la Lega ha bloccato i lavori parlamentari sulla manovra per dire "no alle tasse". Dov'era la Lega negli ultimi 15 anni, mentre lo psiconano uccideva questo Paese? Dov'era la Lega mentre gli accusati di associazione mafiosa rimanevano in parlamento senza andare in carcere? Dov'era la Lega quando si decidevano le leggi sui capitali scudati, sui processi, sulle intercettazioni, sul falso in bilancio. Signori, questa è la Lega Nord: un partito ormai morto che cerca di sfruttare la situazione di crisi attuale per cercare di rimediare qualche voto in futuro. Fa opposizione per dire, domani, che lei ha votato contro la manovra Monti. E noi gli ricorderemo che non ha mai votato contro chi questa crisi l'ha prodotta. Se avete un amico leghista provate a dirgli di tornare sulla terra".

martedì 31 gennaio 2012

La prima vittima illustre di Mario Monti? Giuliano Ferrara

I tagli all'editoria coinvolgeranno anche Il Foglio.
Se non fosse che la fine di un giornale costituisce sempre una brutta notizia, bisognerebbe ascrivere un merito, sicuramente preterintenzionale, al neo premier Mario Monti: la ventilata chiusura de il Foglio. Con un suo editoriale infatti Giuliano Ferrara ha annunciato che a causa dei tagli alle sovvenzioni all’editoria e della mancanza di adeguati introiti pubblicitari (fino ad adesso garantiti dalla Mondadori di Marina Berlusconi) il quotidiano rischia di chiudere i battenti. Da oggi comincia un periodo di riassetto che passerà per il taglio delle distribuzioni in Sicilia ed in Sardegna e continuerà con un progressivo smantellamento della versione cartacea ed un potenziamento della meno onerosa versione digitale del giornale. Come è ovvio a pagare pegno per le manovre del governo non sono solo i tassisti, i farmacisti, i benziani ed il comparto produttivo in generale, adesso anche i “generatori di cultura” devono stringere la cinghia. Prima l’Unità, poi il Riformista e Liberazione, adesso il Foglio, poi a chi tocchera? A Libero ed Europa? Tutti i piccoli giornali hanno vissuto, vivono o vivranno un momento di svolta. Chissà cosa succederà anche all’Avanti di Valter Lavitola ed al quotidiano leghista che i finanziamenti li riceve dall’Italia, dalla Padania e forse anche dalla Tanzania. Senza contare Radio Radicale che per farsi rinnovare la propria convenzione da servizio pubblico ciclicamente ricerca disperatamente adesioni nelle aule parlamentari.
La domanda che muove tutto sembra essere: è giusto che lo Stato tuteli nicchie di opinione oppure è meglio che queste vengano sostenute da privati o da altri enti? Sicuramente dati i lauti rimborsi elettorali dei partiti, sembrerebbe più appropriato che le stesse formazioni politiche finanzino le proprie idee. Se nemmeno i partiti credono nel prodotto sfornato dalle loro veline perché deve crederci lo Stato e soprattutto il contribuente italiano?
Il momento difficile del Foglio sicuramente coincide con lo smantellamento del fronte berlusconiano. La rotta politica impostata da Ferrara in questi anni si è dimostrata letale per il paese. Se Napolitano avesse seguito i suoi consigli adesso ci troveremmo con le pezze (sul didietro) come i greci, in rotta con Francia e Germania, ed un presidente del consiglio - snobbato dall’Europa - intento ad organizzare festini a Palazzo Grazioli. La storia è andata diversamente. Per ora e per fortuna.
Le copie invendute de Il Foglio ricalcano il terreno perso dal PDL con l’ultima esperienza governativa. E’ giusto che adesso proseguano con le proprie forze, senza ricevere annulamente l’obolo dello Stato. Potranno chiedere sicuramente un aiuto esterno al Vaticano o ai Teocon di Bush per ripagare i debiti. A meno che Berlusconi non decida di mettere Alessandro Sallusti o Daniela Santanchè alla testa della redazione per aumentare esponenzialmente il numero delle copie vendute.
I lettori italiani dovranno incominciare a preferire il profumo della rete a quello della carta stampata. Il mondo dell’editoria sta rapidamente cambiando. Prima erano i giornali e le radio a farsi dettare i tempi dalla televisione, adesso tutti devono farei i conti con l’influenza dilagante di internet.
I veri liberisti "foglianti" incominceranno a navigare senza il salvagente delle sovvenzioni statali nel mare magnum della concorrenza nell’oceano digitale. Doveva accadere prima. Oggi tocca al Foglio di Giuliano Ferrara, presto lo seguiranno altri. Come hanno scritto tante volte: è la dura legge del Mercat

lunedì 30 gennaio 2012

Scatta supertassa sui permessi di soggiorno Contributo da 80 fino a 200 euro

Scatta da oggi la supertassa sul rinnovo e il rilascio del permesso di soggiorno. Almeno per il momento, infatti,sono saltati, gli annunciati sconti: il Governo nell'ultimo consiglio dei ministri non ha trova l'accordo sulla modifica del decreto Maroni-Tremonti che ha introdotto il balzello che va da 80 a 200 euro. 
Il problema della tassa era stato sollevato da diverse associazioni che ne chiedevano l'abolizione. L'appello era stato raccolto dal ministro dell'Integrazione Andrea Riccardi, che aveva contattato la collega Annamaria Cancellieri per concordare una soluzione. I due ministri, lo scorso 4 gennaio, avevano quindi rilasciato una dichiarazione congiunta spiegando di averdeciso ''di avviare un'approfondita riflessione e attenta valutazione'' sul contributo richiesto agli immigrati per ildocumento di soggiorno. In particolare, avevano sottolineato,''in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, maanche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c'e' daverificare se la sua applicazione possa essere modulata rispettoal reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suonucleo familiare''.
In sostanza i due ministri puntavano ad arrivare - prima del 30 gennaio - ad una sospensione dell'entrata in vigore delMaroni-Tremonti, in modo da introdurre esenzioni e riduzioni inbase al reddito ed al numero di figli. E' stata valutata la possibilita' di inserire la sospensiva nell'ambito del decreto sulle semplificazion iapprovato oggi dal Consiglio dei ministri. Ma la cosa non e' andata in porto a causa, sembra, di perplessita' avanzatedall'Economia.
Fonti ministeriali assicurano che si continua comunque a lavorare agli 'sconti', da inserire in un provvedimento di riordino complessivo della normativa sui permessi di soggiorno. L'obolo a carico dello straniero va dagli 80 euro per il rilascio ed il rinnovo del permesso di durata compresa tra tre mesi ed un anno ai 200 per quello di soggiornante di lungoperiodo. Bisogna poi aggiungere 27,50 euro per le spese de ldocumento elettronico.
La meta' del contributo, prevede il decreto, andra' ad un Fondo rimpatri finalizzato a finanziare lespese di rimpatrio degli stranieri irregolari verso i Paesi diorigine. La restante quota e' assegnata ad altri capitoli dispesa del ministero dell'Interno.
Si preannuncia una stagione di proteste e ricorsi: di un eventuale futuro sconto della tassa non godra' infatti chi presentera' richiesta di soggiorno a partire dal 30 gennaio. Un'pasticcio' cui si dovra' porre rimedio per evitare disparita'
BONINO, TASSA DI SOGGIORNO ENNESIMA INCERTEZZA  - "Manca e stenta a diventare coscienza politica complessiva la proposta di amnistia per la Repubblica. Noi l'abbiamo proposta alla Camera e al Senato, dove abbiamo avuto una manciata di voti". Lo ha ricordato Emma Bonino, intervistata in diretta a Radio Radicale. "In uno dei dibattiti in Parlamento l'ho detto: se non si restaura un minimo di legalità a partire dalle istituzioni, tutte le riforme che si stanno proponendo rischiano di essere travolte nei loro effetti positivi da un dato di evasione legislativa, o di non applicazione. Spiace che in questa situazione si aggiunga oggi un'altra goccia di incertezze e di ambiguità con l'entrata in vigore della tassa di soggiorno per gli immigrati", ha spiegato la vicepresidente del Senato. "Gli immigrati pagano già per avere il rinnovo, e oggi entra in vigore un decreto varato dal Ministro Maroni che introduce una nuova tassa che varia tra gli 80 e i 200 euro. Il governo Monti aveva annunciato che avrebbe abrogato questa tassa. Il Consiglio dei ministri ha annunciato che forse la sospenderà con un successivo provvedimento. E' un'altra goccia di incertezza legislativa, in cui migliaia di persone, immigrate, si chiederanno se la devono pagare, se non la devono pagare, cosa devono fare", ha concluso la Bonino

vuoi aumentare le visite del tuo blog : ecco un elenco di Siti di Social Bookmarking

I Siti di Social Bookmarking sono siti nei quali puoi segnalare e promuovere gli articoli del tuo Blog con lo scopo di ricevere più visite. Ecco un elenco, ordinato per fama, dei migliori siti dove promuovere i propri post.


Far sapere al mondo che hai scritto un nuovo articolo sul tuo blog e trovare persone interessate a quell’argomento è forse il compito più difficile che quotidianamente si trova ad affrontare un blogger. Normalmente i principali mezzi per fare questo sono il feed del proprio blog e i motori di ricerca (Google in primis), ma uno dei mezzi più importanti per raccogliere (sopratutto nel breve periodo) visitatori sono i siti di social bookmarking.
Il più noto di questi è sicuramente OkNotizie, ma molti sono i siti social che permettono di ricevere visite per i propri articoli.

 




















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