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mercoledì 1 febbraio 2012

Taglio stipendi dei parlamentari: ecco la verità

Tutti ne parlano come un grande atto da parte dei politici italiani, tutti contenti di ciò e tutti non sanno veramente. Il taglio agli stipendi è una vera e propria farsa.

 
 
































Lo stipendi dei parlamentari resta invariato. La verità è che hanno solo rinunciato ad un aumento di 1.300 € lordi (700€ netti), cosa molto ben diversa dal percepire uno stipendio più basso.
Va a farsi benedire un'altra delle promesse dei parlamentari di allineare il proprio stipendio a quello dei loro colleghi europei. 
Con il passaggio al sistema contributivo ogni deputato avrebbe ricevuto circa 700 euro netti in più. Soldi che ora saranno congelati in un fondo. Da ieri i deputati e tutti i dipendenti sono passati al regime pensionistico contributivo, come il resto degli italiani, e potranno percepire la pensione (vitalizio) dopo aver compiuto almeno sessant'anni d'età. Inoltre tutti coloro che rivestono ruoli istituzionali (presidente della Camera, questori, ecc.) avranno un taglio del 10% dell'indennità di ruolo.
Le entrate del deputato cambiano solo nella parte riguardante i collaboratori. Lo stipendio del parlamentare continua ad avere un rimborso di 3.690 euro lordi mensili. La differenza sta nel fatto che ora ogni deputato dovrà giustificare il 50% di quella somma.
Per ciò che riguarda la pensione i parlamentari percepiranno una pensione che è poco più della metà di quella attuale. L'accesso alla pensione può avvenire all'età di 65 anni con un periodo contributivo di minimo 5 anni. Per ogni mandato l'età è diminuita di un anno, rispettando sempre il tetto minimo dei 60 an

giovedì 5 gennaio 2012

Se lo stenografo del Senato guadagna come il Re di Spagna.......sei in ITALIA

I costi della politica ancora nell'occhio del ciclone. Dopo le accuse contro i parlamentari rei di percepire lo stipendio più alto d'Europa, ora un articolo del Corriere fa notare come pure gli impiegati di Camera e Senato non se la passano proprio male.

I parlamentari italiani non ne possono più. A passare come il capro espiatorio dei mali del Belpaese non ci stanno. Così dopo i dati pubblicati dalla Commissione Giovannini che, qualora ce ne fosse stato bisogno, hanno ribadito che gli onorevoli italiani sono i più pagati d'Europa, hanno deciso di mettere a tacere le voci anti-casta, relative alle buste paga. Anche di fronte all'evidenza di un rapporto che, seppur alquanto pasticciato “e di qualità insufficiente”, sottolinea i 16 000 euro mensili lordi percepiti dai rappresentati del popolo. Non è vero dicono deputati e senatori, menzionando i soli 5.000 euro di indennità e tralasciando tutti i benefit che porterebbero a levitare lo stipendio.
 Dopo aver fatto discutere l'Italia intera col libro "LA CASTA"sugli sprechi ei privilegi ingiustificati della politica italiana, stavolta il loro dito è puntato contro gli stipendi dei dipendenti di Montecitorio e Palazzo Madama che possono tener testa a quelli di Monarchi e Presidenti. Uno su tutti è quello di uno stenografo del Senato che guadagna quanto Juan Carlos di Spagna, che di mestiere fa il Re:
Senza il taglio del 10% imposto per tre anni da Giulio Tremonti per i redditi oltre i 150 mila euro, uno stenografo al massimo livello retributivo arriverebbe a sfiorare uno stipendio lordo di 290 mila euro. Solo 2mila meno di quanto lo Stato spagnolo dà a Juan Carlos di Borbone, 50 mila più di quanto, sempre al lordo, guadagna Giorgio Napolitano come presidente della Repubblica: 239.181 euro.
Ma alla Camera e al Senato ci sono anche altri fortunati. Come i barbieri o i commessi che possono arrivare a 160 mila euro lordi annui. Un coadiutore a 192 mila, un segretario a 252 mila, un consigliere a 417 mila.
Come è possibile? Rizzo e Stella spiegano che i salari da pascià vengono ottenuti grazie «ad assurdi automatismi che nell’arco della carriera consentono di quadruplicare in termini reali la busta paga».
Ma non certo si può dare la colpa a questi nababbi che guadagnano, dunque, più degli stessi politici. Le regole non le hanno fatte loro. E se tali regole continueranno ad esistere e il loro curriculum, ma soprattutto il loro portafoglio, ne beneficeranno, tanto bene per loro. Anzi, alzi la mano chi non vorrebbe lavorare a Montecitorio alle presenti cifre.
A bene vedere l'articolo di Stella e Rizzo, seppur encomiabile nella sostanza, rischia di impelagarsi nella demagogia. E' ovvio che i 290 mila euro lordi del signor stenografo, fanno storcere il naso e digrignare i denti a migliaia e migliaia di operai ed impiegati che devono accontentarsi di mille euro al mese. Ma quei numeri non riguardano solo il Parlamento italiano e chi ci lavora. Dovremmo infatti indignarci pure nel sapere quanto guadagna il direttore di un Banca o un Broker. Arrabbiarci di fronte alle somme percepite da un ufficiale di polizia o da un pilota. E ancora da un calciatore o da uno sportivo in generale. E pure nel conoscere quanto prendere un editore , un giornalista, un notaio o un farmacista..........