Visualizzazione post con etichetta sicilia sardegna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sicilia sardegna. Mostra tutti i post

sabato 4 febbraio 2012

A statuto speciale si spreca meglio

Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, nelle cinque regioni a statuto speciale i privilegi sono ancora più ampi rispetto al resto d'Italia
Cinque regioni e altrettanti trattamenti di favore: centinaia di milioni di euro a disposizione, gestiti senza alcun vincolo. Dal Nord al Sud (isole comprese) a pagare è sempre e comunque il cittadino
Per mantenere la casta di Palazzo dei Normanni ogni siciliano spende cinque volte più dei lombardi. In Trentino Alto Adige i presidenti di provincia guadagnano di più del presidente degli Stati Uniti. La regione Sardegna, invece, spende 85 milioni di euro per la gestione dei sistemi informatici regionali. La casta in Valle d’Aosta è una cosa seria, la politica è ovunque: un potentissimo Consiglio regionale di 35 membri, 74 consigli comunali, 8 Comunità montane, 10 Aziende pubbliche di promozione turistica. Infine, in Friuli Venezia Giulia i politici regionali, oltre alle indennità, si portano a casa un rimborso per l’uso della macchina che, a seconda della provincia di residenza, varia dai 533 euro per i triestini ai 3. 210 per chi arriva da Pordenone e deve farsi 117 chilometri di Debora Aru, Stefano Caselli, Michele De Gennaro, Ivana Gherbaz e Roberto Mancini



SICILIA – IL CONSIGLIO PIÙ AFFOLLATO E RICCO D’ITALIA

Venti milioni l’anno solo per le pensioni dei consiglieri

Dalla prossima legislatura i deputati dell’Ars, l’assemblea regionale siciliana, saranno 70, 20 in meno rispetto agli attuali 90. Si tratta del primo segnale di austerity da parte del consiglio regionale più affollato e ricco d’Italia. Per mantenere la casta di Palazzo dei Normanni ogni siciliano spende cinque volte più dei lombardi, 33 euro l’anno, per una spesa complessiva di 167, 5 milioni. Anche vitalizi e retribuzioni del personale sono in testa alla classifica degli sperperi: l’Ars ha stanziato per le pensioni dei consiglieri – in Sicilia “deputati” – 20, 5 milioni di euro, tre volte tanto in confronto alla Lombardia che, pur avendo più dipendenti (296 contro 248) spende per i suoi funzionari la metà dei 40, 4 milioni di euro che sborsa l’Ars. Questo perché i salari del personale della regione a statuto speciale sono parametrati a quelli del Senato.

Anche altre voci di bilancio fanno impallidire: nell’anno appena iniziato solo la buvette dell’Ars costerà oltre 925 mila euro, 77 mila euro al mese, mentre le spese di rappresentanza ammontano a 342 mila euro, dieci volte in più della Puglia e trenta volte in più dell’Emilia Romagna. Solamente per le divise dei 120 commessi la Regione paga 360 mila euro, mentre per il noleggio e la gestione delle 13 auto blu in dotazione 425 mila euro. Entrare a lavorare all’Ars rappresenta il sogno di ogni siciliano. Palazzo dei Normanni, infatti, garantisce stipendi e pensioni impensabili per qualsiasi altro dipendente pubblico. Un segretario generale, con 24 anni di anzianità, ha uno stipendio netto pari a 13. 145 euro al mese in 16 mensilità. Un suo pari del Consiglio regionale della Lombardia guadagna 6. 590 euro netti in sole 13 mensilità. Con 35 anni di anzianità, sempre un segretario generale ha garantita una pensione di 12. 263 euro netti al mese, mentre un consigliere parlamentare con incarico di direttore con 24 anni d’anzianità guadagna 9. 257 euro netti al mese (3. 790 in Lombardia). I 120 commessi, con 24 anni di lavoro alle spalle, arrivano a guadagnare 3. 736 euro netti al mese e possono contare su una rendita pensionistica di 3. 439 euro. I soldi dei cittadini siciliani vengono sprecati anche in Europa. La regione ha rescisso il contratto d’affitto per la vecchia sede di rappresentanza e ne ha acquistata per 3, 1 milioni di euro una nuova a Bruxelles dove lavorano appena tre persone, tra cui un giornalista che costa 16 mila euro al mese per gestire una newsletter. La ristrutturazione dell’ufficio regionale oltralpe è costato 400 mila euro, mentre altri 80 mila se ne vanno ogni anno per spese condominiali e bollette. Questa XV legislatura detiene un altro triste record: 27 parlamentari su 90 hanno guai con la giustizia. Concorso in associazione mafiosa, falso in bilancio, truffa, voto di scambio, concussione, peculato, abuso d’ufficio, bancarotta, associazione a delinquere e altri reati minori.

TRENTINO ALTO ADIGE – PRESIDENTI DI PROVINCIA PIÙ PAGATI DI OBAMA

La carica dei 333 sindaci e le comunità di valle

Lorenzo Dellai guadagna 21. 000 e il suo omologo Luis Durnwalder arriva a 25. 620. Siamo nelle ricche province di Trento e Bolzano dove il 90 % delle tasse riscosse sul territorio resta nelle casse provinciali. Dove grazie allo statuto di autonomia si legifera su sanità, scuola, università e trasporti e dove anche i presidenti di Provincia, che sono a tutti gli effetti equi-parati a quelli delle regioni, sono i più ricchi d’Italia. Oltre ai due organi provinciali composti da 35 consiglieri per il Trentino e altri 35 per l’Alto Adige, esiste anche la Regione, il cui consiglio è costituito dagli stessi rappresentanti delle province mentre la presidenza spetta a rotazione una volta a Trento e l’altra a Bolzano. In questo sistema ci vive appena un milione di persone. Certo anche il reddito pro capite è tra i più alti d’Italia, con una media di 32 mila euro (dati del 2009) ma i costi della politica del Trentino Alto Adige non possono lasciare indifferenti. Se il presidente degli Stati Uniti si ferma a 23 mila euro lordi al mese e la cancelliera Angela Merkel non supera i 20 mila, il vice di Durnwalder, Hans Berger di euro ne prende 24 mila, mentre il presidente del Consiglio sfiora i 20. Ma a difendere a spada tratta l’autonomia dell’Alto Adige è lo stesso Durnwalder: “Noi prendiamo l’indennità in base alle leggi esistenti. In questa legislatura abbiamo ridotto spontaneamente gli stipendi del 20 %. I nostri politici pensano al bene della propria terra. Se di Obama avessi i cuochi e i sarti, due aerei privati e 4 miliardi per la propaganda elettorale, allora potrei abbassare lo stipendio, perché non mi servirebbero più i soldi. In altre regioni hanno meno competenze e stipendi più alti. Noi abbiamo tante competenze e per questo ci servono più dipendenti pubblici”.

Già le competenze altra nota dolente. Fermo restando che i tagli ai costi della politica non hanno superato i 290 euro mensili non bisogna dimenticare che anche i sindaci dei 217 comuni della provincia di Trento e quelli dei 116 della provincia di Bolzano non se la passano male. Il primo cittadino di Proveis in provincia di Bolzano, 270 anime, guadagna 2. 041 euro, quello di Massimeno (Trento) invece, che conta 124 abitanti, arriva a 1. 140 euro di indennità, importi che resteranno invariati fino al 2015. Insomma il mondo dell’assurdo se si pensa che su di un territorio così piccolo ci sono in tutto 333 comuni che costano ogni anno milioni di euro. A questo bisogna aggiungere che, nella provincia di Trento esistono anche le cosiddette Comunità di valle, in tutto sono 16, e sono una sorta di entità territoriale a livello intermedio tra i comuni e la Provincia, danno da lavorare a 564 persone con una spesa di un milione e 600 mila euro all’anno. Una novità introdotta nel 2006 e che ha iniziato ad operare nel 2010 suscitando dure critiche da parte della Lega nord che le vuole abolite (sono state raccolte le firme per un referendum). Anche l’Italia dei valori ha proposto di abolirle, ma non solo, anche di accorpare 30 i comuni, come spiega il consigliere Bruno Firmani: “Così si risparmierebbero in un anno almeno 20 milioni di euro. Quando ho presentato questa proposta in Consiglio però tutti hanno votato contro, anche il centrosinistra”.

SARDEGNA – I SISTEMI INFORMATICI DA 85 MILIONI DI EURO

Il cardiologo dell’Udc nominato alla Sanità

Nei mesi scorsi ha ridotto la sua indennità di presidente della Regione a un euro. Ma il governatore Ugo Cappellacci è pur sempre stato eletto consigliere regionale. E in Sardegna non è un lavoro mal retribuito, anche per chi non ha incarichi extra. Ecco cosa compariva in una busta paga del 2011: indennità consigliare 9362, 91 euro e diaria consiglieri 4003, 11 euro per un totale lordo di 13. 366, 02. A questo compenso vanno sottratte le ritenute così da portarlo a 7. 796 euro netti. Per il presidente del consiglio regionale invece bisogna aggiungere l’indennità di carica di 4. 038, 67 (2. 302, 04 netti). All’indennità però vanno aggiunte poi le spese di segreteria e rappresentanza (3. 352 euro) e quelle di documentazione, aggiornamento, stampa e strumentazioni tecnologiche (9. 026 euro l’anno) e ancora gli eventuali emolumenti relativi agli altri ruoli ricoperti in Consiglio. Se un consigliere, ad esempio, viene nominato segretario o presidente di commissione avrà 1. 926, 51 euro lordi in più al mese. Qualche passo verso il risparmio la Regione Sardegna lo ha fatto. Ad esempio ha abolito il vitalizio, ha ridotto il numero dei consiglieri da 80 a 60, le indennità e i finanziamenti ai gruppi risparmiando, dice il presidente del consiglio Claudia Lombardo, oltre 1 milione e 300 mila euro. Dalla prossima legislatura, si intende. Ma alla Regione ci sono ben altre spese più consistenti. Come ad esempio quelle per la gestione dei sistemi informatici regionali. Acronimi e sigle dietro cui si celano spese per milioni di euro: il SI-BAR dell’Amministrazione Regionale, il SISAR della sanità, il SIRA dell’ambiente e il SIL del lavoro.

Secondo il consigliere Sel, Luciano Uras, nei prossimi tre anni si spenderanno almeno 85 milioni di euro. Per il sito della Regione e per il sistema informatico per la pianificazione territoriale si spendono circa 2 milioni di euro l’anno e 5 milioni e 700 mila per quello sanitario. Il Sibar costa 2 milioni di euro, stesso dicasi per il sito del lavoro. Uno smacco per il popolo sardo afflitto da sempre dalla piaga della disoccupazione che attende da sei anni un nuovo piano occupazionale. Finora si sono spese per l’informatizzazione della Regione centinaia di milioni di euro. Solo Sibar e Sisar sono già costati alle casse della Regione quasi 100 milioni di euro. E sul fronte sanitario, che è poi quello che grava maggiormente sul bilancio, ora compare anche uno stipendio d’oro. È quello di un medico cardiologo di 70 anni, ex proprietario di una casa di cura privata e candidato Udc alle regionali 2009. Per dirigere per tre anni l’Agenzia Regionale della Sanità (l’organismo tecnico-scientifico della Regione che supporta l’Assessorato Igiene e sanità e l’assistenza sociale) riceverà un compenso di 130 mila euro.

VALLE D’AOSTA – 1300 DIPENDENTI SU 128 MILA ABITANTI

Il regno incontrastato dell’Unione Valdotaine

La casta in Valle d’Aosta è una cosa seria, la politica è ovunque: un potentissimo Consiglio regionale di 35 membri, 74 consigli comunali, 8 Comunità montane, 10 Aziende pubbliche di promozione turistica, un consorzio Bim (bacini imbriferi montani), una Cva (Compagnia valdostana acque), un Consiglio permanente degli Enti locali (con tanto di Consorzio Enti locali come “braccio operativo”) che riunisce i 74 sindaci (quasi tutti dell’Union Valdotaine) deputato a “favorire l’integrazione dei comuni con la politica della Regione (ovviamente a guida Unione Valdotaine) più uno svariato arcipelago di partecipate. Conti alla mano, fanno circa 1. 300 persone (senza contare l’indotto di portaborse e collaboratori) che vivono di politica. Non male per una Regione di appena 128 mila abitanti. Senza considerare i costi esorbitanti: tra diaria e indennità, un consigliere regionale “base” sfiora i 10 mila euro al mese. A cui si aggiungono i vari aumenti in relazione alle “funzioni”: il presidente del Consiglio regionale prende 5. 771, 40 in più (come il presidente della Regione), l’assessore somma 4. 040, 54 euro all’indennità di consigliere. E se non è tra gli eletti, attenzione, in Val d’Aosta hanno introdotto l’indennità da assessore “tecnico”: ovvero chi è chiamato da fuori a gestire un settore della politica valdostana prende il 75 % dell’indennità da consigliere, la “paga” da assessore, due terzi della diaria, più un rimborso forfettario delle spese di viaggio. In totale fanno quasi 12 mila euro ogni 30 giorni. Ma non è facile che qualcuno si indigni per gli scandali: le mani dell’Union Valdotaine (tolta la redazione locale de La Stampa) si allungano fino all’informazione. La sede aostana dell’Ansa (totalmente indipendente da quella piemontese) riceve finanziamenti dalla giunta regionale e dall’assessorato al turismo. Quanto alla sede Rai (ovviamente un monocolore rossonero), riceve ogni anno 2 milioni di euro circa grazie a una convenzione con la Presidenza del Consiglio per la produzione di 110 ore di programmi televisivi e 78 ore di trasmissioni radio all’anno in lingua francese. Una Convenzione fondata sulla legge 103 del 1975 a tutela del bilinguismo; peccato che in Valle d’Aosta il francese lo parli lo 0, 9 % della popolazione.

FRIULI VENEZIA GIULIA – TREMILA EURO AL MESE PER RAGGIUNGERE TRIESTE DA PORDENONE

L’emendamento per sfuggire ai tagli “romani”

Un consigliere regionale in fondo prende 5. 500 euro al mese”. Per il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo, che di euro al mese netti se ne porta a casa 7. 327 (secondo i dati forniti dal sito parlamentiregionali. it), si tratta in fondo di soldi sudati e guadagnati. Per ora, anche in questa regione a statuto speciale, di riduzioni, reali, ai costi della politica non se ne sono viste. Nel frattempo i politici regionali, oltre alle indennità, si portano a casa anche un rimborso vitto di 735 euro per 21 giorni di lavoro, più quello per l’uso della macchina che, a seconda della provincia di residenza, varia dai 533 euro per i triestini – sempre per tre settimane ma le settimane di presenza in Consiglio sono quasi sempre due – ai 3. 210 per chi arriva da Pordenone e deve farsi 117 chilometri. Gli stessi che intasca l’ex presidente del Consiglio regionale, il leghista Eduard Ballaman, dopo aver scorrazzato, a spese dei contribuenti per quasi due anni (dal 2008 al 2010), con l’auto blu per viaggi di piacere con la propria compagna.

E poi ancora altri 1. 300 euro di indennità di funzione. Tutti ovviamente esentasse. Mentre in attesa di una risposta da Roma, resta sulla carta, e forse entrerà in vigore dalla prossima legislatura, cioè dal 2013, la proposta di tagliare i consiglieri portandoli dagli attuali 59 a 49. Finora, quello che è riuscito a partorire il Consiglio regionale è solo il passaggio del vitalizio dal sistema retributivo a quello contributivo a partire però sempre dalla prossima legislatura.

Ma ci sarebbe una buona notizia: visto che le indennità dei consiglieri sono agganciate a quelle dei parlamentari e per la precisione corrispondono al 70 % di quanto guadagna un deputato, per forza di cose – considerati i tagli in vista – anche la loro busta paga sarà, per così dire, più magra. E invece no, perché grazie ad una mossa astuta, un emendamento inserito nella legge finanziaria 2012 e votato a novembre trasversalmente da tutti, con esclusione dell’Italia dei Valori, le indennità dei consiglieri sono state “blindate” e fissate a quanto loro stessi percepivano a gennaio dello scorso anno. Insomma, come ha denunciato il consigliere dell’Idv Alessandro Corazza, si è trattato di “una “messa in sicurezza” da nuovi tagli nazionali dell’indennità”, ma non solo anche dei soldi a disposizione dei gruppi Consiliari.

Ma c’è di più: “L’aver slegato l’indennità dei consiglieri da quella dei parlamentari e averla definita all’importo in vigore al 1 gennaio 2011, ha un effetto diretto anche sui vitalizi di chi è già in pensione e di chi ancora deve andarci, evitando che anche questi siano adeguati ai tagli romani”. E ad essere a rischio è anche il referendum proposto dal Comitato guidato da Giovanni Ortis e ora al vaglio del Tribunale, che chiede di abolire i vitalizi e la cosiddetta indennità di fine mandato, come ha indicato il consigliere Corazza: “Andando a modificare la legge sull’assegno vitalizio si fa decadere definitivamente il referendum abrogativo. In questo modo i Consiglieri regionali hanno eliminato quello che per loro rappresentava un problema non indifferente”.

mercoledì 1 febbraio 2012

L’esistenza dei radar anti-migranti: ottimo business per il privato.

Sarà il Tar della Sardegna a decidere sui radar di produzione israeliana che la Guardia di finanza intende installare contro le imbarcazioni dei migranti. Un affare per sei milioni di euro con tante ombre e un'insostenibile impatto ambientale

Sarà il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna a decidere le sorti dei radar di produzione israeliana che la Guardia di finanza intende utilizzare per dare le caccia alle imbarcazioni dei migranti che tentano di raggiungere le coste italiane. Dopo aver sospeso a luglio i lavori d’installazione nei territori di Fluminimaggiore, Sant’Antioco e Tresnuraghes, mercoledì 5 ottobre il Tar si pronuncerà sulla revoca delle autorizzazioni, richieste rispettivamente dal Comune di Tresnuraghes e da Italia Nostra.
I radar fanno parte della nuova “rete costiera di profondità” del Comando della Guardia di finanza, per “difendere le frontiere esterne dai flussi migratori provenienti dal Nord Africa”. Co-finanziata dall’Unione europea, la rete prevede la realizzazione di quattro siti in Sardegna (Capo Sperone nell’isola di Sant’Antioco; Capo Pecora, Fluminimaggiore; Ischia Ruggia - Tinnias, Tresnuraghes; Punta Vedetta, Argentiera, Sassari); uno in Puglia (Gagliano del Capo, Lecce) e un altro in Sicilia (Capo Murro di Porco, Siracusa). Sei località protette, d’inestimabile valore ambientale e paesaggistico, che rischiano di essere irrimediabilmente deturpate dal piano militare.
La mobilitazione spontanea degli abitanti, delle associazioni ambientaliste e di alcune delle amministrazioni locali hanno già creato numerosi intoppi burocratici all’installazione degli impianti, ma adesso i No radar sperano che il Tar sardo chiuda definitivamente la partita con la Guardia di finanza e la società che ha ottenuto i lavori (Almaviva Spa di Roma), costringendo tutti a rivedere e magari cancellare i programmi di guerra elettromagnetica alle migrazioni.              
Le avventate decisioni di autorizzare l’installazione dei radar in Sardegna sono state prese il 17 e 20 dicembre 2010 con le conferenze dei servizi svolte presso il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche di Cagliari. A Tresnuraghes è stata scelta un’area di 300 mq ricadente sulla collina “Ischia Ruggia”, distante 400 metri dal mare e solo 200 dalla sottostante torre spagnola cinquecentesca. “Si tratta di un’area ricadente in zona E5 del Piano urbanistico comunale dove sono ammesse le sole attività relative all’agricoltura, alla pastorizia e alla zootecnia”, scrive nel suo esposto il legale del Comune di Tresnuraghes. “Il sito ricade altresì nell’ambito di paesaggio costiero del Piano particolareggiato e, inoltre, all’interno della Zona di Protezione Speciale “Costa di Cuglieri” (codice ITB033036 ), perimetrata ai sensi della Direttiva 92/43 CEE Habitat, ed individuata dalla Rete Ecologica Natura 2000, come sito di importanza comunitaria”. La conferenza dei servizi, oltre ad ignorare i divieti e le prescrizioni in materia di protezione ambientale, ha omesso di considerare il parere negativo all’installazione, espresso il 17 dicembre dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ARPAS, secondo cui l’intensità del campo elettrico creato dal radar “superava il limite di esposizione di 20 V/m e, comunque, non era in grado di garantire il rispetto degli obiettivi di qualità stabiliti dalle normative”.
Ancora più controversa l’autorizzazione ai lavori all’interno dell’ex stazione radio di località Capo Sperone – Su Monti de su Semaforu di Sant’Antioco. “L’intera isola, in particolare la zona sud meno antropizzata, rappresenta un ecosistema molto delicato e un quadro paesaggistico assolutamente unico e irripetibile per cui qualsiasi intervento potrebbe mettere a rischio il delicato equilibrio presente”, segnala Italia Nostra attraverso i propri legali, Andrea Pubusa, professore di diritto amministrativo dell’Università di Cagliari e Paolo Pubusa. L’area, nello specifico, era stata trasferita dai militari alla regione Sardegna, ma con delibera della giunta regionale del 4 novembre 2010, “rilevato il preminente interesse per la sicurezza dello Stato rispetto ai vincoli paesaggistici e storici esistenti nella zona”, veniva concessa in comodato alla Guardia di finanza.
“Capo Sperone è una zona di particolare pregio ricadente nell’ambito n. 6 del Piano paesaggistico regionale denominato Carbonia ed Isole Minori”, aggiunge Italia Nostra. “Si tratta inoltre di una Zona di protezione speciale (ZPS), dove per legge qualunque intervento deve essere sottoposto a un’appropriata valutazione d’incidenza. Nonostante le particolari tutele in virtù di proprie immodificabili caratteristiche di ordine naturalistico, paesaggistico e archeologico, in oltre 200 mq di superficie sono previste una colata di cemento armato, previa estirpazione di tutte le essenze protette; la realizzazione di un edificio di notevoli dimensioni; la costruzione di tralicci, antenne e recinzioni metalliche in cui gli animali selvatici e gli uccelli possono rimanere impigliati”.
Oltre a rilevare che la concessione dell’autorizzazione sarebbe stata viziata dall’assenza in conferenza dei servizi del Ministero dell’ambiente, competente in materia di Siti d’interesse nazionale, Italia Nostra ricorda come il radar di Capo Sperone viene ad incidere dal punto di vista elettromagnetico in una zona assai popolata: a meno di 700 metri in linea d’area sorgono diverse abitazioni in cui risiedono permanentemente famiglie con bambini; poco più lontano operano due importanti insediamenti turistici e una comunità di recupero per tossicodipendenti con numerosi giovani e operatori sociali. A meno di mille metri c’è invece la spiaggia di S’Acqua ‘e sa Canna, meta di numerosi bagnanti nella stagione estiva. “Eppure nulla viene detto sugli effetti dei campi elettromagnetici derivanti dal radar e dal ponte radio sulla salute della popolazione”, aggiunge Italia Nostra. “A Sant’Antioco si sono poi verificate gravi anomalie: l’ARPAS, in meno di quattro giorni, un termine inferiore a quello previsto dalla legge 241/90 e comunque incongruo in una materia così complessa ed inusuale, ha dato il proprio parere favorevole ad un impianto che era stato bocciato per Tresnuraghes. L’agenzia regionale ha poi trascurato del tutto che oltre al radar, altra fonte di irradiazione è costituita dall’antenna del ponte radio che opera con una frequenza maggiore. Ciò costituisce un’ipotesi di esposizione multipla che obbligava a compiere le verifiche previste”.
Secondo il prospetto informativo fornito dalla società israeliana produttrice, la Elta Systems, i radar sono quelli modello EL/M-2226, facenti parte della famiglia di trasmettitori Linear Frequency Modulated Continuous Wave (LFMCW) in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), che operano pertanto emettendo microonde, ovvero onde molto corte comprese tra i 300 megahertz e i 300 gigahertz, estremamente pericolose per l’uomo, la fauna e la flora.
“Gli studi in proposito non sono per nulla rassicuranti”, scrive Italia Nostra. “Fin dal 1987 il prof. Ross Adey ha realizzato una ricerca per il National Cancer Institute sul rischio delle onde elettromagnetiche. Sono stati effettuati studi sui militari che operano vicino ai radar delle basi: i casi più eclatanti sono stati quelli negli USA (questo tipo di radar viene ora localizzato nei deserti); di Skrunda, in Lettonia; in Belgio; in Germania (69 casi di cancro in una singola base), per non parlare della vicina Quirra, nella quale recentemente i magistrati hanno sottoposto a sequestro proprio radar di tale tipologia”.
Gli ambientalisti ricordano che in occasione del convegno internazionale sull’elettrosmog, tenutosi il 17 febbraio scorso a Roma, è emerso con chiarezza che le onde sono potenzialmente pericolose per un raggio di 4-5 km. dalla sorgente radar e per questa ragione vengono scelte zone scarsamente popolate. “Le onde penetrano nel cervello per alcuni millimetri, disturbano il sangue e i microorganismi, possiedono una potenza energetica circa diecimila volte superiore rispetto a quella delle onde di 10 Mhz. E gli effetti studiati non sono da poco: alterazione della comunicazione fra neuroni (difficoltà soprattutto nei bambini di memoria, concentrazione, coordinazione motoria), alterazione della chimica nel cervello (e questo si verifica già con emissioni di 100 volte inferiori agli standard accettati e considerati sicuri dalla legge), infertilità maschile (negli animali da laboratorio è stata evidenziata fino alla quinta generazione successiva), cancro ai testicoli, leucemia soprattutto infantile, cancro al seno, melanomi epiteliali, tumori al cervello, aumento degli aborti, malformazioni nei nascituri, mutazioni genetiche, problemi agli occhi (cataratta), ustioni alla pelle, depressione”.
Sui radar della Guardia di finanza, il 26 settembre 2011 è stato pure presentato un esposto alle Procure della Repubblica di Cagliari, Sassari ed Oristano. Italia Nostra e il Comitato territoriale No Radar Ischia Ruja chiedono d’indagare in particolare sulle reali motivazioni che starebbero dietro la scelta di ben quattro stazioni in Sardegna e sulla regolarità delle procedure adottate per l’assegnazione dei lavori. “Considerato che il programma è finanziato con risorse del PON Sicurezza per lo sviluppo 2007-2013 e dal Fondo europeo per le frontiere esterne e la gestione dei flussi migratori, non si capisce come i radar previsti lungo la costa nord occidentale della Sardegna possano essere utilizzati per contrastare le imbarcazioni di migranti”, afferma Graziano Bullegas, segretario regionale di Italia Nostra. “Nessun evento migratorio illegale ha mai interessato tali siti e, d’altronde, anche i flussi avvenuti nel sud dell’isola sono stati di quantità ridotta negli anni 2006 e 2007 e quasi del tutto cessati dopo il 2008, salvo qualche decina di arrivi negli ultimi mesi”.
Nonostante la Commissione europea abbia stabilito che l’acquisizione delle forniture con fondi Ue avvenga attraverso la pubblicazione di un bando di gara europeo con procedura aperta e informazione specifica delle popolazioni interessate, il progetto e il relativo iter autorizzativo dei radar anti-migranti sono avvenuti invece - secondo gli ambientalisti - “in piena segretezza” e l’appalto è stato aggiudicato il 22 ottobre 2010 dalla Guardia di Finanza “senza l’indizione e la previa pubblicazione del bando”. “L’attività di montaggio degli impianti, inoltre, sembrerebbe sia stata subappaltata ad altra ditta, nonostante sull’avviso di aggiudicazione sia espressamente escluso il subappalto dell’opera”.
Le accuse sono state seccamente respinte dall’ingegnere Piero Rossini, responsabile sicurezza di Almaviva Spa, nel corso di un’intervista a Radio24. “Quello che è stato scritto in merito alle assegnazioni dirette è assolutamente falso”, ha dichiarato Rossini. “Abbiamo vinto una gara a cui abbiamo partecipato noi, Finmeccanica, la Gemma e un altro paio di ditte che però poi non hanno presentato offerte. Prima di cominciare i lavori abbiano ricevuto tutte le autorizzazioni compresa quella d’impatto ambientale. Dopo è montata la fronda di questi circoli ambientalisti no global, siamo arrivati a un incontro con i sindaci che, in periodo elettorale, hanno disconosciuto le autorizzazioni ufficialmente emesse. E allora abbiamo sospeso i lavori. Stiamo però valutando anche altri siti magari all’interno di esistenti zone militari in modo da vedere se riusciamo a venire a capo del problema…”.
Della presunta gara di Almaviva e concorrenti non c’è però traccia nell’avviso di aggiudicazione di appalto (GU/S S212), pubblicato dal Comando generale della Guardia di finanza il 30 ottobre 2010. Nell’avviso si spiega invece che la procedura adottata per i radar anti-migranti è stata “negoziata senza indizione di gara” e “senza la previa pubblicazione di un bando di gara nella gazzetta ufficiale dell’Unione europea”, con la motivazione che “i lavori e i servizi possono essere forniti unicamente da una determinata fornitrice, la Almaviva SpA di Roma, che possiede le prescrizioni di natura tecnica e i diritti esclusivi dei materiali”. Valore della commessa, 5 milioni e 461.670 euro, Iva esclusa. L’emergenza migranti si conferma ancora un ottimo business per il privato.

venerdì 20 gennaio 2012

Movimento dei Forconi: forza nuova? una fesseria!!!

Invece di farci obnubilare dagli spauracchi, usiamo un po' di buonsenso. Forza Nuova ha sempre contato come il due di picche: e ora organizza insurrezioni generali?
forconi5.jpg
Non dovrei tornare su questa vicenda, mi sembra tanto di rimestare in un paiolo di fango, un po' come se mi mettessi a disquisire della moldava di Schettino.
Ma le rivolte sono parte inscindibile di ogni crisi. Ce ne sono e ce ne saranno sempre di più, per questo credo che dovremmo imparare in fretta a capire quando veniamo manipolati, e se i vari riots meritino o meno il nostro appoggio.
Dal giorno 1 della rivolta dei Forconi, la Rete è stata inondata di articoli che lanciano l'allarme "Forza Nuova". Secondo i latori di codeste notizie (tutti di una certa area, peraltro), il movimento dei Forconi sarebbe diretto e comandato dai noti fascistoni forzanuovisti, e per questo meritevole di disgusto generale e dissociazione immediata.
Non mi spingo al complottismo, al chiedermi perché certe frange organiche alla nostra pietosa sinistra si affrettino tanto a disprezzare un movimento popolare di agricoltori, pastori, camionisti che sta protestando in piazza. Solo al pensiero inorridisco, e quindi evito.
Ma mi domando se può esserci qualcosa di vero?
Forza Nuova avrebbe la capacità di mobilitare la più grande regione italiana; di portare decine di migliaia di persone in piazza, sulle autostrade, nei porti, nelle campagne più sperdute; avrebbe la forza di mantenerle in strada notte e giorno, di far poi chiudere i negozi, di svuotare i supermercati, di bloccare caselli e imbarchi, di fermare le forniture di benzina; nonché di estendere la protesta alle regioni limitrofe (Calabria e Sardegna).
E allora mi chiedo: come mai, da anni, a tutte le manifestazioni di FN ci vanno in 12 gatti?
C'è da licenziare subito, inoltre, tutti i dirigenti della Digos. Ma come, in Italia c'è una forza politica, per giunta fascista, per giunta rivoltosa, con un potenziale rivoluzionario del genere e nessuno ne ha saputo mai nulla? Tutti girati dall'altra parte, mentre Forza Nuova si infiltrava nei gangli vitali del Paese e si garantiva un appoggio popolare nell'ordine dei milioni? Grillo a confronto è un nessuno.
Non so se vi rendete conto di quanto sia ridicolo tutto ciò. Di che razza di buffonata si stia mettendo su, approfittando del fatto che sventolando lo spauracchio la nostra mente si obnubila all'istante e depone il più elementare buonsenso. Non solo: imbastendo una tale montatura si insinua implicitamente, persino, che Forza Nuova sarebbe riuscita là dove la sinistra ha miseramente fallito, ovvero nell'incarnare la protesta popolare in un drammatico momento di crisi. Siamo certi che alla sinistra convenga, fare tutta questa (immeritata) pubblicità a fantomatici potentissimi fascisti? Non ci fa una bella figura.
Per concludere, chissà quanti destrorsi ci sono tra i Forconi. I camionisti, si sa, non sono esattamente il Che Guevara. Ma le adesioni continuano ad arrivare oltre che dai centri sociali, anche dai comunisti. Io mi preoccuperei di questo, che si tratta di una rivolta che viene da uno stato di fatto e che non ha colore, in cui destri e sinistri depongono le armi per badare al sodo dell'emergenza.
Ma forse è appunto proprio questo che preoccupa tanto.
(E per coloro che si chiedono: "Si, ma dov'erano i Forconi quando c'erano Cuffaro e compagnia cantante?", la risposta è semplice. Erano dove stavamo noi: sul divano.)