Nell’ambito delle azioni volte al risanamento della qualità dell’aria la regione lombardia sostiene che pur essendo utile per contribuire alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, la combustione della legna in piccoli impianti domestici presenta degli aspetti critici per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria, aspetti che devono essere oggetto di particolare attenzione soprattutto nelle aree soggette a episodi acuti di inquinamento.
La DGR 7635/08 ha disposto nei comuni della zona A1 e nei Comuni siti ad altezza inferiore a 300 m slm - e laddove sono presenti altri generatori di calore oltre quello a legna - il divieto all’utilizzo di legna da ardere nei mesi invernali per il riscaldamento domestico degli edifici in camini aperti, camini chiusi, stufe e qualunque altro tipo di apparecchio che non garantisca un rendimento energetico adeguato (≥ 63 %) e basse emissioni di monossido di carbonio (≤ 0,5 % = 5.000 ppm). È inoltre vigente il divieto di combustione di legna all’aperto.
I valori di tali parametri sono normalmente precisati sul libretto di istruzioni dell’apparecchio; in mancanza del libretto viene ritenuta valida la certificazione rilasciata dal venditore o dal costruttore.
Sono dunque esclusi dal divieto gli impianti con buon rendimento energetico e quelli di cottura (pizzerie comprese).
La maggior parte degli impianti realizzati e messi in commercio prima del 1990 non è in grado di rispettare i valori di rendimento energetico indicati nella sopra richiamata DGR.
La diffusione di impianti ad alimentazione automatica (a pellet e cippato) rappresenta un’ulteriore possibilità di riduzione delle emissioni in quanto le condizioni più regolari della combustione ed un più ottimale dosaggio dell’aria comburente permettono significative riduzioni delle emissioni medie.
Il limite dei 300 metri è giustificato da un fenomeno termo-climatico che crea una sorta di tappo che non consente il ricambio d'aria, con la conseguenza che tutto ciò che viene immesso nell'atmosfera sotto i 300 metri non si disperde. Lo schiacciamento al suolo degli inquinanti è un fenomeno che interessa tutta la pianuta padana, per questo l'assessore all'ambiente sta portando avanti una politica volta a sostituire gli impianti obsoleti con altri più tecnologici, che garantiscono un minor uso di legna, un maggior calore e una minor produzione di polveri sia all'esterno che all'interno delle abitazione (il cosiddetto inquinamento indoor).
La nuova disciplina - in fase di predisposizione - si propone di regolamentare le operazioni di installazione e di gestione degli impianti domestici alimentati a legna in modo da contenere le emissioni inquinanti, ridurre i rischi di incendio delle canne fumarie e assicurare una corretta gestione delle fuliggini da parte delle imprese preposte alla pulizia delle canne fumarie.
mercoledì 11 gennaio 2012
lunedì 9 gennaio 2012
“Just do it” ” fallo e basta” non ci sono testimonial migliori di questi migliaia di donne uomini e bambini che continuano a essere sfruttati nell’indifferenza generale.
NIKE CORPORATION
FATTURATO: 5.440 MILIARDI DI LIRE
QUANTO COSTA UNA SCARPA NIKE
| VOCE | IMPORTO | PERCENTUALE |
| MATERIALE | $4,7 | 4% |
| MANODOPERA | $1,3 | 1% |
| PROFITTI ALL'INGROSSO | $62 | 49% |
| PROFITTI AL DETTAGLIO | $57 | 46% |
| PREZZO AL PUBBLICO | $125 | 100% |
.. COSA COMBINA NEL MONDO LA NIKEREGIMI OPPRESSIVI: tutte le scarpe Nike sono prodotte in Asia, in particolare in Indonesia, Cina, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud, Vietnam.
RELAZIONI SINDACALI: in Indonesia i sindacati liberi sono illegali e vengono repressi dall'esercito, i dirigenti sindacali sono licenziati, imprigionati, torturati, ed anche uccisi.
.. E i sindacati? .. Il governo repressivo indonesiano ne ha a lungo limitato lo sviluppo. Fino dagli anni '60, il movimento dei lavoratori è stato controllato dal governo tramite un unico sindacato legale, l'SPSI (Unione dei Lavoratori di Tutta l'Indonesia). Coloro che desiderano fare parte dei sindacati devono avere il permesso del loro datore di lavoro, che spesso sceglie quello governativo. Nonostante la legge, i lavoratori hanno .. formato nuovi sindacati. Il primo è stato Setiakawan (SBMS), nato nel novembre 1990. Nel giugno 1991, quando 300 dimostranti chiedevano salari più alti, Saut Aritonang, segretario generale del SBMS, e altri quattro, furono rapiti e interrogati dall'esercito governativo.
SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: i lavoratori della Nike ricevono un salario da fame, inferiore al salario minimo stabilito dalla legge indonesiana. Lavorano esposti ai vapori delle colle, ai solventi, alle vernici, per 12 ore al giorno.
.. L'Indonesia ha un salario minimo giornaliero di 2.100 Rupie (circa 1.400 lire), ma anche questo è inferiore ai "bisogni fisici minimi" stimati dal governo. E con 12 milioni di disoccupati su 70 milioni di forza lavoro, è impossibile rafforzare questo minimo. Recenti inchieste hanno rivelato che quasi l'80% dei lavoratori nella regione di Tangerang riceve solo 1.600 Rupie al giorno, e quindi lunghe ore di straordinari sono di solito fondamentali per la sopravvivenza. L'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) stima che l'80% delle donne lavoratrici in Indonesia sono malnutrite.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: la Nike spende circa 180 milioni di dollari all'anno in pubblicità, quando sarebbe sufficiente l'1% di questo bilancio per migliorare le condizioni di 15.000 lavoratori indonesiani.
.. Nonostante venda il 45% dei suoi prodotti ai neri, non vi sono afroamericani ai vertici dell'azienda.
personalmente sono convinto che le nike siano prodotte sfruttando bambini minorenni di qualsiasi paese in via di sviluppo...per questo da anni boicotto la nike con altre marche...saranno meno prestigiose ma mi sento "pulito"...
Ovviamente la cosa è risaputa, ma denunciare una multinazionale gigantesca come la Nike, una di quelle che fanno girare l'economia mondiale sarebbe impossibile e la cosa finirebbe insoluta...come nel caso della Nestlè...
Perciò ricordatevi ragazzi: NO allo sfruttamento minorile, SI al Commercio Equo e Solidale e alla decentrazione del potere economico dalle mani delle multinazionali Voi che ne pensate?
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LEGA NORD: terroni, stranieri e culattoni: fuori dai coglioni! Siam leghisti, siam razzisti
dichiarazioni e provocazioni di esponenti (molto spesso di punta) della Lega :"La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni… Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni." “E noi vogliamo far decidere il futuro nostro, del Paese e dei nostri figli a chi fino a cinque anni fa era nella giungla a parlare con Tarzan e Cita?” "Terroni di merda!". Calderoli, Borghezio e simili raccontano, a furor di popolo, ciò che il leghista medio vorrebbe sentirsi dire...
Ma non è finita qui: lanciò anche la proposta di un vero e proprio “Maiale Day” con tanto di mostre e ”concorsi e mostre per i maiali da passeggiata più belli”, per evitare la costruzione di moschee. Ma d’altronde il suo odio (perché di odio si tratta) verso il “diverso” si manifestò già un anno prima: il 18 settembre 2006, durante un comizio, chiese ad una platea esalatata: “E noi vogliamo far decidere il futuro nostro, del Paese e dei nostri figli a chi fino a cinque anni fa era nella giungla a parlare con Tarzan e Cita?”
Ma Calderoli si è distinto anche per le esternazioni contro i gay: “La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni… Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni”. Ed ancora, quando incombeva la “minaccia” dei Di.Co.: “Se non si fosse ancora capito essere culattoni è un peccato capitale e chi vota una legge a favore dei Di.Co. finirà nelle fiamme del più profondo dell´Inferno”.
Cambiamo politico, ma il registro non cambia. Mario Borghezio non solo con parole, ma anche con azioni ha dimostrato il suo essere razzista: l’europarlamentare, infatti, è un pregiudicato, essendo stato condannato in via definitiva per incendio aggravato da “finalità di discriminazione”, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa. Ma anche con dichiarazioni ha palesato la sua indole da ventennio: “Pensate se i nostri nonni avrebbero raccontato che noi ci facciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda, detto con il massimo rispetto per gli imam, con tutte queste palandrane del cazzo, che circolano liberamente, che organizzano terrorismo e attività sovversive che nessuno controllava in questo paese di Pulcinella, con prefetti che guadagnavano dieci milioni al mese e non facevano un meritato cazzo”.
E ancora. “Gli enti locali non continuino a finanziare una manifestazione alla quale in maggioranza partecipano atleti africani o comunque extracomunitari in mutande”. Questo si domandò Pietro Giovannoni, leghista e presidente del Consiglio comunale di Vigonza, in merito alla maratona che si organizza ogni anno a Padova: a che serve fare una maratona – si chiese – se poi tutti gli anni la vincono extracomunitari e in particolar modo Africani?
Negli ultimi anni, infatti, il predominio del “continente nero” nella competizione non è stata digerito di buon grado dal Carroccio. L’ultima manifestazione (25 aprile 2010), ad esempio, ha visto salire sul podio più alto, tra gli uomini, Gilbert Chepkwoni, mentre tra le donne si è imposta Rael Kiyara. Entrambi keniani. Ed allora ecco l’assurda proposta del leghista: niente più finanziamenti se poi a vincere sono “africani o comunque extracomunitari in mutande”.
E’ evidente: la proposta è alquanto assurda. Ma, anche qui, nulla di cui sorprendersi. Pietro Giovannoni, uno degli uomini di punta della Lega Nord veneta, non è nuovo a queste dichiarazioni e provocazioni. Tempo fa, ad esempio, dichiarò che “I gay sono culattoni”; in occasione della discussione della mozione contro l’omofobia, invece, parlò – ancora una volta – di “culattoni e lesbiche“. Giustificandosi poi per l’uso del termine ingiurioso con il fatto che “in Veneto si dice così“.
È indubbio, allora, che la Lega abbia avuto un ruolo determinante nel rendere l’Italia un Paese razzista. Checché se ne dica, infatti, oggi noi viviamo in un Paese dai tratti fortemente razzisti. E non siamo noi a dirlo. Un vasto rapporto (2009) dell’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’UE dimostra che il razzismo e la discriminazione sono il pane quotidiano dei Paesi membri dell’Unione Europea, ma le vittime molto spesso nemmeno sporgono denuncia, per paura o perché non credono di poter essere aiutate dalle autorità. Lo studio, realizzato nei 27 paesi della UE, si basa su 23500 interviste a persone appartenenti a minoranze etniche e ad immigrati. E indovinate chi troviamo in testa a questa speciale classifica? Proprio la nostra bella e cara Italia
domenica 8 gennaio 2012
Genocidio cattolico dei nativi americani in Canada
.Qui di seguito posto una serie di articoli esaustivi su cio’ che e’ accaduto e sembra accada ancora in Canada
l
Genocidio cattolico dei nativi americani in Canada
I media hanno generalmente ignorato questa storia, specialmente in Canada, dove questi crimini e le prove di questo genocidio sono deliberatamente censurati. In altri paesi, i media ancora non si stanno occupando di questa storia, forse perché il Canada dal punto di vista dei diritti umani ha la reputazione di paese attento ed evoluto
Unrepentant: Kevin Annett and Canada’s Genocide - ( SUB ITA )
I misfatti della Chiesa sui bambini – 50 mila bambini indigeni morti nelle scuole gestite dalla Chiesa cattolica canadese. Gli omicidi e gli abusi sono stati nascosti e insabbiati dal governo canadese e dalla Santa Sede
Abusi sessuali, sterilizzazioni di massa, decine di migliaia di bambini morti nelle scuole cattoliche del Canada dal 1922 al 1984. Un caso che sta per arrivare a Roma
Presso le stesse scuole residenziali una tortura ordinaria e ricorrente erano gli interventi sui denti dei bambini senza l’utilizzo di qualsiasi forma di anestesia o di analgesici. Due diverse vittime di queste torture presso la scuola di Alberni descrivono di esservi state sottoposte da differenti dentisti a distanza di decenni. Harriett Nahanee fu brutalizzata in quel modo nel 1946, mentre Dennis Tallio fu “sottoposto all’opera di un vecchio infermo che non mi somministrò mai degli analgesici” in quella stessa scuola nel 1965.
I sopravvissuti agli esperimenti del Dr. Josef Mengele ritengono che costui li abbia elaborati alla Cornell University di New York, i Bristol Labs di Syracuse, New York, e Upjohn Corporation e laboratori Bayer dell’Ontario. Mengele ed i suoi ricercatori canadesi, come il famigerato psichiatra di Montreal Ewen Cameron, utilizzavano prigionieri, malati mentali e bambini indigeni provenienti dalle riserve e dalle scuole residenziali nella loro attività volte a cancellare e rimodellare la memoria, e la personalità umana, usando farmaci, scosse elettriche e metodi per indurre traumi identici a quelli impiegati per anni nelle scuole residenziali.
Ex dipendenti del governo federale hanno confermato che l’uso dei “reclusi” delle scuole residenziali per esperimenti medici governativi era autorizzato tramite un accordo congiunto con le chiese che gestivano le scuole stesse.
Secondo un ex funzionari degli Affari Indiani: “Una sorta di accordo sulla parola fu in vigore per molti anni: le chiese ci fornivano i bambini dalle scuole residenziali e noi incaricavamo l’RCMP di consegnarli a chiunque avesse bisogno di un’infornata di soggetti da esperimento: in genere medici, a volte elementi del Dipartimento della Difesa. I cattolici lo fecero ad alto livello nel Quebec, quando trasferirono in larga scala ragazzi dagli orfanotrofi ai manicomi. Lo scopo era il medesimo: sperimentazione. A quei tempi i settori militari e dell’intelligence davano molte sovvenzioni: tutto quello che si doveva fare era fornire i soggetti.
I funzionari ecclesiastici erano più che contenti di soddisfare quelle richieste. Non erano solo i presidi delle scuole residenziali a prendere tangenti da questo traffico: tutti ne approfittavano, e questo è il motivo per cui la cosa è andata avanti così a lungo; essa coinvolge proprio una sacco di alti papaveri. ( Dai fascicoli riservati del tribunale dell’IHRAAM, contenenti le dichiarazioni di fonti confidenziali, 12-14 giugno 1998)
Gli esperimenti in questione e la cruda brutalità delle sevizie inflitte ai bambini nelle scuole attesta la considerazione che le istituzioni avevano degli indigeni in quanto esseri “sacrificabili” e “malati”. Decine e decine di sopravvissuti provenienti da dieci diverse scuole residenziali della British Columbia e dell’Ontario hanno descritto sotto giuramento le seguenti torture, inflitte fra il 1922 ed il 1984, a loro stessi e ad altri bambini, alcuni di solo cinque anni di età
IL MENÙ DELLE TORTURE
Dai capelli strappati alle bastonature, dall’isolamento all’acqua ghiacciata
Decine e decine di sopravvissuti provenienti da dieci diverse scuole residenziali degli stati canadesi della British Columbia e dell’Ontario hanno descritto, tutti sotto giuramento, le seguenti torture, inflitte fra il 1922 ed il 1994, a loro stessi e ad altri bambini, alcuni di solo cinque anni di età:
Riassunto delle prove di Genocidio intenzionale nelle scuole residenziali canadesi
Articolo II: L’intenzione di distruggere, integralmente o parzialmente, un gruppo nazionale etnico, razziale o religioso; vale a dire le popolazioni indigene non-cristiane del Canada.
Lo scopo fondante a monte delle oltre cento scuole residenziali indiane, edificate in Canada in base a leggi governative ed amministrate dalle chiese cattolica e protestante, era il deliberato e costante sradicamento delle popolazioni indigene e della loro cultura, nonché la conversione forzata al cristianesimo di tutti i nativi sopravvissuti. L’intento fu enunciato nel Gradual Civilization Act del 1857 nel Canada superiore e, precedentemente, la legislazione ispirata dalla chiesa che definiva la cultura indigena inferiore, privò la popolazione nativa della cittadinanza e la subordinò in una categoria legale separata dai non-indiani. Questa legge servì come base per il Federal Indian Act del 1874, che ribadì l’inferiorità legale e morale degli indigeni ed istituì il sistema delle scuole residenziali. La definizione legale di un indiano in quanto “individuo selvaggio, privo della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo religioso” (Revised Statutes della British Columbia, 1960) fu coniata da queste leggi e persiste fino ai giorni nostri.
Allora come adesso, gli indigeni erano considerati legalmente e concretamente come non-entità nella loro terre, di conseguenza, intrinsecamente sacrificabili.
Queste intenzioni genocide furono riaffermate di frequente nella legislazione governativa, nelle dichiarazioni della chiesa nonché nella corrispondenza e nei documenti dei missionari, agenti indiani e funzionari delle scuole residenziali (vedere la sezione documenti). Naturalmente si trattava esattamente della ragione d’essere dell’invasione cristiana nei territori tradizionali dei nativi, sanzionata dallo stato e dal sistema delle scuole residenziali, che venne istituito all’apice dell’espansionismo europeo negli anni ‘80 dell’ottocento e proseguito fino al 1984.
Lo scopo era per definizione il genocidio, in quanto pianificò e portò avanti la distruzione di un gruppo etnico e religioso: tutti quegli indigeni che non si fossero convertiti al cristianesimo ed estinti culturalmente. I nativi non cristiani erano il bersaglio dichiarato delle scuole residenziali che, sotto la maschera dell’istruzione, praticavano una pulizia etnica di massa.
Inoltre questi “pagani” erano oggetto dei programmi di sterilizzazione finanziati dal governo, eseguiti in ospedali gestiti dalla chiesa e sanatori per la tubercolosi della costa occidentale (vedere articolo IId).
Secondo un testimone oculare, Ethel Wilson di Bella Bella, BC, un certo George Darby, medico missionario della Chiesa Unitaria, fra il 1928 ed il 1962 sterilizzò intenzionalmente indiani non-cristiani presso l’R.W. Large Memorial Hospital. Nel 1998 la signora Wilson, ora deceduta, dichiarò: “Nel 1952 il dottor Darby mi riferì che l’Ufficio Affari Indiani di Ottawa lo pagava per ogni indiano/a che sterilizzava, in particolare se costoro non frequentavano le chiese. Centinaia delle nostre donne furono sterilizzate dal dottor Darby solatanto perché non andavano in chiesa”.(Testimonianza di Ethel Wilson di fronte al Tribunale dell’Associazione Internazionale per i Diritti Umani delle Minoranze Americane [IHRAAM], Vancouver, BC, 13 giugno 1998).
Secondo Christy White, cittadina di Bella Bella, la documentazione relativa a queste sterilizzazioni, finanziate dal governo ed eseguite presso l’R.W. Large Memorial Hospital, venne intenzionalmente distrutta nel 1995, subito dopo il pubblicizzato avvio di un indagine della polizia relativa alle atrocità commesse nelle scuole residenziali della British Columbia. Nel 1998 la signora White affermò: “Ho lavorato presso l’ospedale di Bella Bella e so che Barb Brown, uno degli amministratori, in due occasioni gettò in mare i documenti relativi alle sterilizzazioni, alcuni dei quali furono ritrovati sulla spiaggia a sud della città. Questo avvenne nella primavera del 1995, subito dopo che i poliziotti avevano avviato la loro indagine sulle scuole. Stavano coprendo le tracce. Tutti sapevamo che Ottawa finanziava le sterilizzazioni, ma ci fu detto di tacere sulla questione”.(Testimonianza di Christy White resa a Kevin Annett, 12 agosto 1998)
Nella British Columbia la legge che consentiva la sterilizzazione di qualsiasi ospite delle scuole residenziali fu approvata nel 1933 mentre in Alberta nel 1928 (vedere “Sterilization Victims Urged to Come Forward” di Sabrina Whyatt, Windspeaker, agosto 1998). Il Sexual Sterilization Act della British Columbia autorizzava il preside di una scuola a consentire la sterilizzazione di qualsiasi nativo si trovasse sotto la sua responsabilità ed egli, in quanto tutore legale, poteva far sterilizzare qualsiasi bambino nativo. Tali sterilizzazioni venivano di frequente attuate nei confronti di interi gruppi di bambini indigeni quando questi avevano raggiunto la pubertà, in istituti quali la Provincial Training School di Red Deer, in Alberta, ed il Ponoka Mental Hospital (dal colloquio della ex infermiera Pat Taylor con Kevin Annett, 13 gennaio 2000).
Di analoga rilevanza storica è il fatto che il governo federale canadese approvò la legislazione nel 1920, rendendo obbligatorio che tutti i bambini indigeni della British Columbia – la cui costa occidentale era l’area meno cristianizzata del Canada – frequentassero le scuole residenziali, nonostante il fatto che lo stesso governo avesse già riconosciuto che il tasso di mortalità dovuto a malattie trasmissibili fosse più elevato proprio in queste scuole e che, durante la permanenza in quei luoghi, i bambini indigeni presentavano una “costituzione così indebolita da non avere alcuna vitalità atta a contrastare le malattie” (Comunicazione di A. W. Neill, agente indiano della costa occidentale, al ministro per gli affari indiani, 25 aprile 1910).
Vale a dire che il governo canadese rese obbligatoria alle popolazioni indigene maggiormente “pagane” e meno integrate la frequenza delle scuole residenziali proprio nel periodo in cui, secondo funzionari degli Affari Indiani come il Dr. Peter Bryce, il tasso di mortalità in quelle stesse scuole aveva raggiunto il proprio apice – attorno al 40%. Questo aspetto di per se stesso indica le intenzioni genocidi nei confronti degli indigeni non-cristiani.
Forse il riassunto più chiaro della natura e degli scopi di tale sadismo è costituito dalle parole di Bill Steward di Nanaimo, sopravvissuto alla scuola Kuper Island: “Era la gente della chiesa ad adorare il diavolo, non noi. Volevano l’oro, il carbone, la terra che abitavamo, così ci terrorizzavano affinché consegnassimo tutto a loro. Come fa un uomo che all’età di sette anni veniva violentato quotidianamente a combinare qualcosa nella vita? Le scuole residenziali furono istituite per distruggere le nostre vite, e riuscirono nell’intento. I bianchi erano dei terroristi, puri e semplici. (Testimonianza di Bill Steward resa a Kevin Annett e ad osservatori della IHRAAM, Duncan, BC, 13 agosto 1998
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Genocidio cattolico dei nativi americani in Canada
I media hanno generalmente ignorato questa storia, specialmente in Canada, dove questi crimini e le prove di questo genocidio sono deliberatamente censurati. In altri paesi, i media ancora non si stanno occupando di questa storia, forse perché il Canada dal punto di vista dei diritti umani ha la reputazione di paese attento ed evoluto
Unrepentant: Kevin Annett and Canada’s Genocide - ( SUB ITA )
I misfatti della Chiesa sui bambini – 50 mila bambini indigeni morti nelle scuole gestite dalla Chiesa cattolica canadese. Gli omicidi e gli abusi sono stati nascosti e insabbiati dal governo canadese e dalla Santa Sede
Abusi sessuali, sterilizzazioni di massa, decine di migliaia di bambini morti nelle scuole cattoliche del Canada dal 1922 al 1984. Un caso che sta per arrivare a Roma
Presso le stesse scuole residenziali una tortura ordinaria e ricorrente erano gli interventi sui denti dei bambini senza l’utilizzo di qualsiasi forma di anestesia o di analgesici. Due diverse vittime di queste torture presso la scuola di Alberni descrivono di esservi state sottoposte da differenti dentisti a distanza di decenni. Harriett Nahanee fu brutalizzata in quel modo nel 1946, mentre Dennis Tallio fu “sottoposto all’opera di un vecchio infermo che non mi somministrò mai degli analgesici” in quella stessa scuola nel 1965.
I sopravvissuti agli esperimenti del Dr. Josef Mengele ritengono che costui li abbia elaborati alla Cornell University di New York, i Bristol Labs di Syracuse, New York, e Upjohn Corporation e laboratori Bayer dell’Ontario. Mengele ed i suoi ricercatori canadesi, come il famigerato psichiatra di Montreal Ewen Cameron, utilizzavano prigionieri, malati mentali e bambini indigeni provenienti dalle riserve e dalle scuole residenziali nella loro attività volte a cancellare e rimodellare la memoria, e la personalità umana, usando farmaci, scosse elettriche e metodi per indurre traumi identici a quelli impiegati per anni nelle scuole residenziali.
Ex dipendenti del governo federale hanno confermato che l’uso dei “reclusi” delle scuole residenziali per esperimenti medici governativi era autorizzato tramite un accordo congiunto con le chiese che gestivano le scuole stesse.
Secondo un ex funzionari degli Affari Indiani: “Una sorta di accordo sulla parola fu in vigore per molti anni: le chiese ci fornivano i bambini dalle scuole residenziali e noi incaricavamo l’RCMP di consegnarli a chiunque avesse bisogno di un’infornata di soggetti da esperimento: in genere medici, a volte elementi del Dipartimento della Difesa. I cattolici lo fecero ad alto livello nel Quebec, quando trasferirono in larga scala ragazzi dagli orfanotrofi ai manicomi. Lo scopo era il medesimo: sperimentazione. A quei tempi i settori militari e dell’intelligence davano molte sovvenzioni: tutto quello che si doveva fare era fornire i soggetti.I funzionari ecclesiastici erano più che contenti di soddisfare quelle richieste. Non erano solo i presidi delle scuole residenziali a prendere tangenti da questo traffico: tutti ne approfittavano, e questo è il motivo per cui la cosa è andata avanti così a lungo; essa coinvolge proprio una sacco di alti papaveri. ( Dai fascicoli riservati del tribunale dell’IHRAAM, contenenti le dichiarazioni di fonti confidenziali, 12-14 giugno 1998)
Gli esperimenti in questione e la cruda brutalità delle sevizie inflitte ai bambini nelle scuole attesta la considerazione che le istituzioni avevano degli indigeni in quanto esseri “sacrificabili” e “malati”. Decine e decine di sopravvissuti provenienti da dieci diverse scuole residenziali della British Columbia e dell’Ontario hanno descritto sotto giuramento le seguenti torture, inflitte fra il 1922 ed il 1984, a loro stessi e ad altri bambini, alcuni di solo cinque anni di età
IL MENÙ DELLE TORTURE
Dai capelli strappati alle bastonature, dall’isolamento all’acqua ghiacciata
Decine e decine di sopravvissuti provenienti da dieci diverse scuole residenziali degli stati canadesi della British Columbia e dell’Ontario hanno descritto, tutti sotto giuramento, le seguenti torture, inflitte fra il 1922 ed il 1994, a loro stessi e ad altri bambini, alcuni di solo cinque anni di età:
• stringere fili e lenze da pesca attorno al pene dei bambini;
• inserire aghi nelle loro mani, guance, lingue, orecchie e pene;
• tenerli sospesi sopra tombe aperte minacciando di seppellirli vivi;
• costringerli a mangiare cibo pieno di vermi o rigurgitato;
• dire loro che i genitori erano morti o che stavano per essere uccisi;
• denudarli di fronte alla scolaresca riunita e umiliarli verbalmente o sessualmente;
• costringerli a stare eretti per oltre 12 ore di seguito sino a quando non crollavano;
• immergerli nell’acqua ghiacciata;
• costringerli a dormire all’aperto durante l’inverno;
• strappare loro i capelli dalla testa;
• sbattere ripetutamente le loro teste contro superfici in muratura o in legno;
• colpirli quotidianamente senza preavviso tramite fruste, bastoni, finimenti da cavallo, cinghie metalliche decorate, stecche da biliardo e tubi di ferro;
• estrarre loro i denti senza analgesici;
• rinchiuderli per giorni in stanzini non ventilati senza acqua né cibo;
• somministrare loro regolarmente scosse elettriche alla testa, ai genitali e agli arti
Riassunto delle prove di Genocidio intenzionale nelle scuole residenziali canadesi
Articolo II: L’intenzione di distruggere, integralmente o parzialmente, un gruppo nazionale etnico, razziale o religioso; vale a dire le popolazioni indigene non-cristiane del Canada.
Lo scopo fondante a monte delle oltre cento scuole residenziali indiane, edificate in Canada in base a leggi governative ed amministrate dalle chiese cattolica e protestante, era il deliberato e costante sradicamento delle popolazioni indigene e della loro cultura, nonché la conversione forzata al cristianesimo di tutti i nativi sopravvissuti. L’intento fu enunciato nel Gradual Civilization Act del 1857 nel Canada superiore e, precedentemente, la legislazione ispirata dalla chiesa che definiva la cultura indigena inferiore, privò la popolazione nativa della cittadinanza e la subordinò in una categoria legale separata dai non-indiani. Questa legge servì come base per il Federal Indian Act del 1874, che ribadì l’inferiorità legale e morale degli indigeni ed istituì il sistema delle scuole residenziali. La definizione legale di un indiano in quanto “individuo selvaggio, privo della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo religioso” (Revised Statutes della British Columbia, 1960) fu coniata da queste leggi e persiste fino ai giorni nostri.
Allora come adesso, gli indigeni erano considerati legalmente e concretamente come non-entità nella loro terre, di conseguenza, intrinsecamente sacrificabili.
Queste intenzioni genocide furono riaffermate di frequente nella legislazione governativa, nelle dichiarazioni della chiesa nonché nella corrispondenza e nei documenti dei missionari, agenti indiani e funzionari delle scuole residenziali (vedere la sezione documenti). Naturalmente si trattava esattamente della ragione d’essere dell’invasione cristiana nei territori tradizionali dei nativi, sanzionata dallo stato e dal sistema delle scuole residenziali, che venne istituito all’apice dell’espansionismo europeo negli anni ‘80 dell’ottocento e proseguito fino al 1984.
Lo scopo era per definizione il genocidio, in quanto pianificò e portò avanti la distruzione di un gruppo etnico e religioso: tutti quegli indigeni che non si fossero convertiti al cristianesimo ed estinti culturalmente. I nativi non cristiani erano il bersaglio dichiarato delle scuole residenziali che, sotto la maschera dell’istruzione, praticavano una pulizia etnica di massa.
Inoltre questi “pagani” erano oggetto dei programmi di sterilizzazione finanziati dal governo, eseguiti in ospedali gestiti dalla chiesa e sanatori per la tubercolosi della costa occidentale (vedere articolo IId).
Secondo un testimone oculare, Ethel Wilson di Bella Bella, BC, un certo George Darby, medico missionario della Chiesa Unitaria, fra il 1928 ed il 1962 sterilizzò intenzionalmente indiani non-cristiani presso l’R.W. Large Memorial Hospital. Nel 1998 la signora Wilson, ora deceduta, dichiarò: “Nel 1952 il dottor Darby mi riferì che l’Ufficio Affari Indiani di Ottawa lo pagava per ogni indiano/a che sterilizzava, in particolare se costoro non frequentavano le chiese. Centinaia delle nostre donne furono sterilizzate dal dottor Darby solatanto perché non andavano in chiesa”.(Testimonianza di Ethel Wilson di fronte al Tribunale dell’Associazione Internazionale per i Diritti Umani delle Minoranze Americane [IHRAAM], Vancouver, BC, 13 giugno 1998).
Secondo Christy White, cittadina di Bella Bella, la documentazione relativa a queste sterilizzazioni, finanziate dal governo ed eseguite presso l’R.W. Large Memorial Hospital, venne intenzionalmente distrutta nel 1995, subito dopo il pubblicizzato avvio di un indagine della polizia relativa alle atrocità commesse nelle scuole residenziali della British Columbia. Nel 1998 la signora White affermò: “Ho lavorato presso l’ospedale di Bella Bella e so che Barb Brown, uno degli amministratori, in due occasioni gettò in mare i documenti relativi alle sterilizzazioni, alcuni dei quali furono ritrovati sulla spiaggia a sud della città. Questo avvenne nella primavera del 1995, subito dopo che i poliziotti avevano avviato la loro indagine sulle scuole. Stavano coprendo le tracce. Tutti sapevamo che Ottawa finanziava le sterilizzazioni, ma ci fu detto di tacere sulla questione”.(Testimonianza di Christy White resa a Kevin Annett, 12 agosto 1998)
Nella British Columbia la legge che consentiva la sterilizzazione di qualsiasi ospite delle scuole residenziali fu approvata nel 1933 mentre in Alberta nel 1928 (vedere “Sterilization Victims Urged to Come Forward” di Sabrina Whyatt, Windspeaker, agosto 1998). Il Sexual Sterilization Act della British Columbia autorizzava il preside di una scuola a consentire la sterilizzazione di qualsiasi nativo si trovasse sotto la sua responsabilità ed egli, in quanto tutore legale, poteva far sterilizzare qualsiasi bambino nativo. Tali sterilizzazioni venivano di frequente attuate nei confronti di interi gruppi di bambini indigeni quando questi avevano raggiunto la pubertà, in istituti quali la Provincial Training School di Red Deer, in Alberta, ed il Ponoka Mental Hospital (dal colloquio della ex infermiera Pat Taylor con Kevin Annett, 13 gennaio 2000).
Di analoga rilevanza storica è il fatto che il governo federale canadese approvò la legislazione nel 1920, rendendo obbligatorio che tutti i bambini indigeni della British Columbia – la cui costa occidentale era l’area meno cristianizzata del Canada – frequentassero le scuole residenziali, nonostante il fatto che lo stesso governo avesse già riconosciuto che il tasso di mortalità dovuto a malattie trasmissibili fosse più elevato proprio in queste scuole e che, durante la permanenza in quei luoghi, i bambini indigeni presentavano una “costituzione così indebolita da non avere alcuna vitalità atta a contrastare le malattie” (Comunicazione di A. W. Neill, agente indiano della costa occidentale, al ministro per gli affari indiani, 25 aprile 1910).
Vale a dire che il governo canadese rese obbligatoria alle popolazioni indigene maggiormente “pagane” e meno integrate la frequenza delle scuole residenziali proprio nel periodo in cui, secondo funzionari degli Affari Indiani come il Dr. Peter Bryce, il tasso di mortalità in quelle stesse scuole aveva raggiunto il proprio apice – attorno al 40%. Questo aspetto di per se stesso indica le intenzioni genocidi nei confronti degli indigeni non-cristiani.
Forse il riassunto più chiaro della natura e degli scopi di tale sadismo è costituito dalle parole di Bill Steward di Nanaimo, sopravvissuto alla scuola Kuper Island: “Era la gente della chiesa ad adorare il diavolo, non noi. Volevano l’oro, il carbone, la terra che abitavamo, così ci terrorizzavano affinché consegnassimo tutto a loro. Come fa un uomo che all’età di sette anni veniva violentato quotidianamente a combinare qualcosa nella vita? Le scuole residenziali furono istituite per distruggere le nostre vite, e riuscirono nell’intento. I bianchi erano dei terroristi, puri e semplici. (Testimonianza di Bill Steward resa a Kevin Annett e ad osservatori della IHRAAM, Duncan, BC, 13 agosto 1998
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sabato 7 gennaio 2012
Cosa sta dietro ogni sigaretta; multinazionali del tabacco e sperimentazione animale
Cosa sta dietro ogni sigaretta; multinazionali del tabacco e sperimentazione animale
Per decenni le multinazionali del tabacco si sono nascoste dietro alla sperimentazione animale,
cercando di dimenticare che tutto quello che sappiamo sul cancro ai polmoni e sulle altre malattie
correlate al fumo è stato scoperto grazie a studi epidemiologici e clinici e non dalla vivisezione.
Nonostante la legge federale statunitense non richieda più che i prodotti del tabacco vengano testati
sugli animali e il fatto che dal 1997 i test su animali in questo campo siano illegali in Gran
Bretagna, ogni giorno migliaia di animali continuano ad essere torturati con congegni quali ?smoke
masks? (maschere di fumo) immobilizzati su sedie di contenzione in esperimenti orribili ed inutili.
In questo momento, all’Oregon Regional Primate Research Center (ORPRC) negli U$A, scimmie
gravide sono imprigionate in gabbie strettissime per studiare l’effetto che la nicotina ha sui feti.dalle multinazionali unicamente per futili guadagni economici e dagli sperimentatori stessi per far
carriera sulla pelle di milioni di animali innocenti. I vivisettori hanno ricevuto, e ricevono tuttora,
ingenti somme dalle multinazionali del tabacco come la Philip Morris; dalle agenzie governative,
inclusa l’Environmental Protection Agency e il National Institute of Health per avvelenare gli
animali con nicotina, forzandoli ad inalare il fumo e rendendoli dipendenti al tabacco, sostanza che
non avrebbero mai incontrato se non fosse per la follia di una specie chiamata homo sapiens.
Altri esperimenti per studiare il tabacco includono altre assurde atrocità:
- a dei cani Beagle vengono fatti dei buchi nella gola attraverso i quali i cani sono forzati ad inalare
fumo da sigarette concentrato durante un anno intero
ad altri cani vengono inseriti degli elettrodi nel pene per studiare l?effetto del consumo di sigarette
sulle performance sessuali
a delle scimmie e a dei topi vengono messe delle maschere in modo da fargli respirare
continuamente fumo di sigaretta
dei cani sono posti in un ventilatore meccanico che li espone al fumo perpetuamente
delle scimmie rhesus sono immobilizzate su delle sedie di contenzione ed esposte a dosi di nicotina
e caffeina per determinare come queste sostanze influenzano la respirazione Esperimento dopo
esperimento, i ricercatori tentano di provare, o in certi casi di negare (a dipendenza da chi finanzia
gli esperimenti) nei ratti, topi, criceti, agnelli, cani, scimmie, gatti, e altri animali ciò che la
comunità scientifica sa già da molto tempo grazie a studi di epidemiologia, che non fanno uso di
animali.
certi casi qualcosa si può fare.
In commercio esistono diversi prodotti cruelty free ma soprattutto è
importante cercare di consumare il meno possibile in modo da ridurre il proprio contributo ad un
sistema che tortura gli animali.
Lasciatemi aggiungere che l’astinenza dal fumo e da qualsiasi droga
legale o illegale (tutte vengono testate) è un piccolo contributo che ogni persona che si oppone alla
vivisezione potrebbe cercare di dare.
Grazie per non fumare, se non per i nostri polmoni, almeno
per quelli degli animali torturati nei laboratori.
C'è solo una marca marca cruelty free LA PUEBLO
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