venerdì 3 febbraio 2012

GUARDIAMO IL VIDEO di Ray Johnson, il comico non è mai apparso in televisione, milionario grazie a YouTube




Ray William Johnson è un comico milionario, ma non è mai apparso in televisione e ha iniziato per gioco (dice) a postare video su YouTube. Il suo canale su Youtube parla chiaro: conta già più di 1.571.871.340 visite.
Repubblica ha raccontato la sta storia.
"Il comico più visto del mondo non ha mai fatto uno show in tv, non è mai comparso in un film e il palcoscenico non sa neppure cos'è. Il comico più visto del mondo da grande voleva fare lo storico e alla Columbia University aveva anche buoni voti prima di mollare tutto per inseguire una carriera da un milione di dollari. Perché il comico più visto del mondo è diventato una star e si è arricchito facendo quello che più o meno ogni ventenne fa ogni giorno in ogni angolo del pianeta: postando video su YouTube"
Il successo di Ray Willams Johnson è ormai studiato come un caso interessante da punto di vista sociologico, culturale oltre che economico. Infatti il miliardo e mezzo di persone che hanno cliccato i suoi video ha fatto incuriosire gli esperti di molte discipline. Il Wall Street Journal si chiede, in una breve riflessione, chi sia e comincia l'articolo dicendo che "Non servono più i media per creare una star dei media". Che il trionfo di Ray sia la dimostrazione che oggi non servono più i media tradizionali, come la televisione, ma che siamo entrati in un'era in cui la Rete fa circolare attraverso nuovi canali i personaggi che interessano ala gente?
Su Twitter ha già più di 800.000 follower. Di sé scrive:
"Vivo facendo pochi show. E sono sessualmente attratto dalle donne che somigliano ad Abramo Lincoln"
Su Facebook scrive poche info:
"Produco pochi spettacoli. Mangio anche gli unicorni"
Repubblica spiega poi come fa il comico ad arrivare a profitti così alti:
"Al milione il buon Ray ci arriva con il merchandising: anche questo declinato nell'era di Internet. Per esempio su iTunes vanno forte le applicazioni che portano la sua firma. Tra cui quella che promette di "avere finalmente la possibilità di prendere a schiaffi Ray": naturalmente sull'iPhone. Sono appena 99 centesimi a persona. Ma moltiplicate un dollaro per tutti i suoi fan".


Il suo impero dilaga su Facebook. Dove il comico più visto del mondo rilascia perle che si spera nessuno vorrà mai cogliere:
«Provate questa: funziona! Primo: trattenete il respiro per venti minuti. Secondo: schiattate…». Ma come ha fatto a fare tanti soldi su YouTube? Il sito inventato da Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim, tre ragazzi che lavoravano a PayPal, il servizio di pagamenti online, è ormai un altro pianeta rispetto al debutto di sette anni fa. I tre avevano in mente una specie di sito d´appuntamenti che avrebbe dovuto fare boom proprio grazie ai video. Ma il progetto iniziale si trasformò strada facendo. Del resto già il primo video aveva assai poco di romantico: “Io allo zoo” è ormai un cult e mostra appunto il cofondatore Karim allo zoo di San Diego, 23 aprile 2005. Già il fatto che una sciocchezza del genere da allora sia stata vista da cinque milioni di persone dà un´idea del potenziale di traffico. Ma la svolta di YouTube è arrivata con l´acquisizione da un miliardo e mezzo di Google. Il gigante ora vuole trasformarla in una vera tv online e ha già lanciato 100 nuovi canali.

giovedì 2 febbraio 2012

Il CRIMINALE buon burratino di Monti ci tiene molto a fare bella figura con i suoi padroni, La Germania vuole le 2700t di oro italiano per pagare solo il 10% del debito fraudolento

Nuovo tentativo d’attacco alle riserve auree italiane. Oramai anche i bambini l’hanno capito. Le 2700 tonnellate d’oro dell’Italia fanno gola ai creatori signoraggio bancario. Oro in cambio di numeri; possibilmente prima che il popolo addormentato si risvegli dal lungo sonno accorgendosi che i pezzi di carta a cui convenzionalmente viene attribuito un valore, in realtà non valgono nulla.





 oggi il prezzo dell'oro è circa 1700 dollaro all'oncia. praticamente dovremmo dare via tutta la

nostra riserva d’oro, per pagare circa il 10% di un debito che non esiste.
Questa e’la piu grande truffa mai fatta. E noi pensavamo di essere i piu furbi di tutti.
Ma dove sono gli italiani veri??? Quelli che non si fanno fottere cosi facilmente
Il debito e’ una truffa creata dalle banche centrali per impossessarsi dei beni reali delle nazioni. Questo tipo di attacco e’stato usato spesso contro i paesi Africani e quelli del Sud America mandandoli ripetutamente in bancarotta. Adesso il Fondo Monetario Internazionale sta cercando di avere sotto il suo controllo anche i paesi occidentali.
L’Italia e’ una delle nazioni piu’ attraenti. Non solo per la nostra vasta riserva aurea, ma anche per il valore dei nostri beni reali. Siamo sotto attacco, questa e’ una guerra finanziaria che rischia di ucciderci completamente. Gia’ non contiamo nulla nel campo militare, se perdiamo anche la nostra vera ricchezza, i nostri beni reali, ….e’ la fine!
IL DEBITO NON VA PAGATO E’ UNA TRUFFA…..
….LA PIU GRANDE TRUFFA!!!
Secondo il grafico della CNBC di settembre 2011, l’Italia ha la quarta più grande riserva aurea al mondo. Ne ha circa 2701 tonnellate, valutate a 157 miliardi di dollari.
Ora, se si calcola che il debito e di 2,6 trilioni di dollari. Ciò significa che l’oro dovrebbe essere rivalutato tra 25000 e 30000 dollari l’oncia per cancellare completamente il debito.
Se l’oro sarà destinato a cancellare il debito globale, il suo valore dovrà essere a nord dei 20000 dollari per oncia.
Il Fondo Monetario Internazionale affonderà i suoi artigli in Italia cercando di ottenere la firma del memorandum che gli farà cedere i propri diritti costituzionali. Come hanno fatto con l’Irlanda e come hanno fatto con la Grecia.

Caro Monti ci vuoi vedere Precari e felici? Si può. Ma non in Italia, Si chiama flexsecurity grazie a essa in Danimarca i giovani lavorano.

L'ANALISI - Nel paese nordico la massima flessibilità si coniuga con alti sussidi di disoccupazione. Un modello virtuoso al quale ispirarci
giovani lavoro e1328135594202 500x315 Precari e contenti: in Danimarca i giovani lavorano. Grazie alla Flexsecurity 
Precari e felici? Si può. Ma non in Italia. Si chiama flexsecurity, un neologismo che sta ad indicare la flessibilità sicura nel mercato del lavoro, una concezione totalmente opposta a quella che vige nel nostro paese dove il sogno del posto fisso, sogno peraltro sempre più irrealizzabile, sembra essere l’unica speranza per una vita dignitosa.
Flessibilità e sicurezza, il modello danese. Arriva dalla Danimarca e sembra essere la formula ideale per ridare anche ai giovani italiani la possibilità di tornare a sperare. Ma come è possibile coniugare flessibilità contrattuale alla sicurezza del reddito? Nel paese nordico non esistono posti fissi. Si può essere licenziati. Ma allo stesso tempo lo Stato garantisce un reddito minimo per due anni con l’obbligo di riqualificarsi con corsi di formazione e di lavoro non retribuito. Questo modello è stato applicato in Danimarca per la prima volta nel 1993, diciannove anni fa. Un tempo sufficiente nel quale ha dimostrato di aver funzionato piuttosto bene, migliorando le condizioni di tutti i lavoratori e ridando competitività alle aziende, valorizzando maggiormente il merito e la capacità.
Una speranza per i giovani. A causa della crisi il sistema danese è stato messo duramente alla prova. Se prima il sussidio era di sette anni, recentemente è stato portato a due. Inoltre, il tasso di disoccupazione, che nel 2008 era del 3,4%, è salito quasi ai livelli italiani (7,8% contro l’8,9%). Ma il dato veramente significativo è quello relativo alla disoccupazione giovanile. Nel paese nordico gli under 25 che sono senza impiego rappresentano il 14%, ben sette punti percentuali in meno rispetto alla media Ue; un abisso se confrontato con i dati italiani: 31%.
Uno strumento di equità sociale. Questo sistema, oltre a dare maggiori chance ai giovani e più competitività alle imprese, riesce nell’impresa più ardua, cioè nel rappresentare un efficace meccanismo di equità sociale. Oggi in Italia esiste il lavoratore di serie A e quello di serie B, al di là dei guadagni e delle retribuzioni. Esiste chi è assunto a tempo indeterminato ed è protetto dall’articolo 18 e dalla cassa integrazione. Esiste poi chi, licenziabile senza preavviso, non usufruisce di alcun sussidio. Tra questi, in primo luogo, i giovani. Solo il 20-25% di chi inizia a lavorare oggi ottiene un’assunzione a tempo indeterminato. Gli altri? Carne da macello. Così è difficile non solo metter su famiglia, ma anche andar via di casa. In Danimarca, invece, il sistema annulla qualsiasi disuguaglianza. Tutto questo ha un costo in termini di tassazione, piuttosto elevato, ma i danesi non vogliono rinunciarvi.
Niente soldi senza riqualificazione. E proprio gli elevati costi spinge lo Stato a far funzionare bene il meccanismo di riqualificazione ed inserimento. Attualmente il reddito garantito dal welfare può coprire fino al 90% dell’ultima retribuzione, ma solo se il disoccupato dimostra la reale intenzione di ricercare un nuovo impiego anche attraverso piani individuali di aggiornamento.
Certo, non tutto può essere preso ed impiantato in un paese come il nostro che ha aspetti strutturali e culturali diversi dalla Danimarca. Il paese nordico ha un debito pubblico notevolmente inferiore e un tasso di evasione fiscale che sfiora lo zero. Da noi mancano i soldi, o vengono sprecati. In Danimarca la pressione fiscale si attesta al 48,5% del pil, con il 43% di quella italiana. E se tra Italia e Danimarca non c’è poi tutta questa differenza sul livello di tassazione, c’è invece un abisso rispetto ai servizi al cittadino. Per questo il sistema danese da solo non basta. È necessario prima riformare l’Italia.

mercoledì 1 febbraio 2012

L’esistenza dei radar anti-migranti: ottimo business per il privato.

Sarà il Tar della Sardegna a decidere sui radar di produzione israeliana che la Guardia di finanza intende installare contro le imbarcazioni dei migranti. Un affare per sei milioni di euro con tante ombre e un'insostenibile impatto ambientale

Sarà il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna a decidere le sorti dei radar di produzione israeliana che la Guardia di finanza intende utilizzare per dare le caccia alle imbarcazioni dei migranti che tentano di raggiungere le coste italiane. Dopo aver sospeso a luglio i lavori d’installazione nei territori di Fluminimaggiore, Sant’Antioco e Tresnuraghes, mercoledì 5 ottobre il Tar si pronuncerà sulla revoca delle autorizzazioni, richieste rispettivamente dal Comune di Tresnuraghes e da Italia Nostra.
I radar fanno parte della nuova “rete costiera di profondità” del Comando della Guardia di finanza, per “difendere le frontiere esterne dai flussi migratori provenienti dal Nord Africa”. Co-finanziata dall’Unione europea, la rete prevede la realizzazione di quattro siti in Sardegna (Capo Sperone nell’isola di Sant’Antioco; Capo Pecora, Fluminimaggiore; Ischia Ruggia - Tinnias, Tresnuraghes; Punta Vedetta, Argentiera, Sassari); uno in Puglia (Gagliano del Capo, Lecce) e un altro in Sicilia (Capo Murro di Porco, Siracusa). Sei località protette, d’inestimabile valore ambientale e paesaggistico, che rischiano di essere irrimediabilmente deturpate dal piano militare.
La mobilitazione spontanea degli abitanti, delle associazioni ambientaliste e di alcune delle amministrazioni locali hanno già creato numerosi intoppi burocratici all’installazione degli impianti, ma adesso i No radar sperano che il Tar sardo chiuda definitivamente la partita con la Guardia di finanza e la società che ha ottenuto i lavori (Almaviva Spa di Roma), costringendo tutti a rivedere e magari cancellare i programmi di guerra elettromagnetica alle migrazioni.              
Le avventate decisioni di autorizzare l’installazione dei radar in Sardegna sono state prese il 17 e 20 dicembre 2010 con le conferenze dei servizi svolte presso il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche di Cagliari. A Tresnuraghes è stata scelta un’area di 300 mq ricadente sulla collina “Ischia Ruggia”, distante 400 metri dal mare e solo 200 dalla sottostante torre spagnola cinquecentesca. “Si tratta di un’area ricadente in zona E5 del Piano urbanistico comunale dove sono ammesse le sole attività relative all’agricoltura, alla pastorizia e alla zootecnia”, scrive nel suo esposto il legale del Comune di Tresnuraghes. “Il sito ricade altresì nell’ambito di paesaggio costiero del Piano particolareggiato e, inoltre, all’interno della Zona di Protezione Speciale “Costa di Cuglieri” (codice ITB033036 ), perimetrata ai sensi della Direttiva 92/43 CEE Habitat, ed individuata dalla Rete Ecologica Natura 2000, come sito di importanza comunitaria”. La conferenza dei servizi, oltre ad ignorare i divieti e le prescrizioni in materia di protezione ambientale, ha omesso di considerare il parere negativo all’installazione, espresso il 17 dicembre dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ARPAS, secondo cui l’intensità del campo elettrico creato dal radar “superava il limite di esposizione di 20 V/m e, comunque, non era in grado di garantire il rispetto degli obiettivi di qualità stabiliti dalle normative”.
Ancora più controversa l’autorizzazione ai lavori all’interno dell’ex stazione radio di località Capo Sperone – Su Monti de su Semaforu di Sant’Antioco. “L’intera isola, in particolare la zona sud meno antropizzata, rappresenta un ecosistema molto delicato e un quadro paesaggistico assolutamente unico e irripetibile per cui qualsiasi intervento potrebbe mettere a rischio il delicato equilibrio presente”, segnala Italia Nostra attraverso i propri legali, Andrea Pubusa, professore di diritto amministrativo dell’Università di Cagliari e Paolo Pubusa. L’area, nello specifico, era stata trasferita dai militari alla regione Sardegna, ma con delibera della giunta regionale del 4 novembre 2010, “rilevato il preminente interesse per la sicurezza dello Stato rispetto ai vincoli paesaggistici e storici esistenti nella zona”, veniva concessa in comodato alla Guardia di finanza.
“Capo Sperone è una zona di particolare pregio ricadente nell’ambito n. 6 del Piano paesaggistico regionale denominato Carbonia ed Isole Minori”, aggiunge Italia Nostra. “Si tratta inoltre di una Zona di protezione speciale (ZPS), dove per legge qualunque intervento deve essere sottoposto a un’appropriata valutazione d’incidenza. Nonostante le particolari tutele in virtù di proprie immodificabili caratteristiche di ordine naturalistico, paesaggistico e archeologico, in oltre 200 mq di superficie sono previste una colata di cemento armato, previa estirpazione di tutte le essenze protette; la realizzazione di un edificio di notevoli dimensioni; la costruzione di tralicci, antenne e recinzioni metalliche in cui gli animali selvatici e gli uccelli possono rimanere impigliati”.
Oltre a rilevare che la concessione dell’autorizzazione sarebbe stata viziata dall’assenza in conferenza dei servizi del Ministero dell’ambiente, competente in materia di Siti d’interesse nazionale, Italia Nostra ricorda come il radar di Capo Sperone viene ad incidere dal punto di vista elettromagnetico in una zona assai popolata: a meno di 700 metri in linea d’area sorgono diverse abitazioni in cui risiedono permanentemente famiglie con bambini; poco più lontano operano due importanti insediamenti turistici e una comunità di recupero per tossicodipendenti con numerosi giovani e operatori sociali. A meno di mille metri c’è invece la spiaggia di S’Acqua ‘e sa Canna, meta di numerosi bagnanti nella stagione estiva. “Eppure nulla viene detto sugli effetti dei campi elettromagnetici derivanti dal radar e dal ponte radio sulla salute della popolazione”, aggiunge Italia Nostra. “A Sant’Antioco si sono poi verificate gravi anomalie: l’ARPAS, in meno di quattro giorni, un termine inferiore a quello previsto dalla legge 241/90 e comunque incongruo in una materia così complessa ed inusuale, ha dato il proprio parere favorevole ad un impianto che era stato bocciato per Tresnuraghes. L’agenzia regionale ha poi trascurato del tutto che oltre al radar, altra fonte di irradiazione è costituita dall’antenna del ponte radio che opera con una frequenza maggiore. Ciò costituisce un’ipotesi di esposizione multipla che obbligava a compiere le verifiche previste”.
Secondo il prospetto informativo fornito dalla società israeliana produttrice, la Elta Systems, i radar sono quelli modello EL/M-2226, facenti parte della famiglia di trasmettitori Linear Frequency Modulated Continuous Wave (LFMCW) in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), che operano pertanto emettendo microonde, ovvero onde molto corte comprese tra i 300 megahertz e i 300 gigahertz, estremamente pericolose per l’uomo, la fauna e la flora.
“Gli studi in proposito non sono per nulla rassicuranti”, scrive Italia Nostra. “Fin dal 1987 il prof. Ross Adey ha realizzato una ricerca per il National Cancer Institute sul rischio delle onde elettromagnetiche. Sono stati effettuati studi sui militari che operano vicino ai radar delle basi: i casi più eclatanti sono stati quelli negli USA (questo tipo di radar viene ora localizzato nei deserti); di Skrunda, in Lettonia; in Belgio; in Germania (69 casi di cancro in una singola base), per non parlare della vicina Quirra, nella quale recentemente i magistrati hanno sottoposto a sequestro proprio radar di tale tipologia”.
Gli ambientalisti ricordano che in occasione del convegno internazionale sull’elettrosmog, tenutosi il 17 febbraio scorso a Roma, è emerso con chiarezza che le onde sono potenzialmente pericolose per un raggio di 4-5 km. dalla sorgente radar e per questa ragione vengono scelte zone scarsamente popolate. “Le onde penetrano nel cervello per alcuni millimetri, disturbano il sangue e i microorganismi, possiedono una potenza energetica circa diecimila volte superiore rispetto a quella delle onde di 10 Mhz. E gli effetti studiati non sono da poco: alterazione della comunicazione fra neuroni (difficoltà soprattutto nei bambini di memoria, concentrazione, coordinazione motoria), alterazione della chimica nel cervello (e questo si verifica già con emissioni di 100 volte inferiori agli standard accettati e considerati sicuri dalla legge), infertilità maschile (negli animali da laboratorio è stata evidenziata fino alla quinta generazione successiva), cancro ai testicoli, leucemia soprattutto infantile, cancro al seno, melanomi epiteliali, tumori al cervello, aumento degli aborti, malformazioni nei nascituri, mutazioni genetiche, problemi agli occhi (cataratta), ustioni alla pelle, depressione”.
Sui radar della Guardia di finanza, il 26 settembre 2011 è stato pure presentato un esposto alle Procure della Repubblica di Cagliari, Sassari ed Oristano. Italia Nostra e il Comitato territoriale No Radar Ischia Ruja chiedono d’indagare in particolare sulle reali motivazioni che starebbero dietro la scelta di ben quattro stazioni in Sardegna e sulla regolarità delle procedure adottate per l’assegnazione dei lavori. “Considerato che il programma è finanziato con risorse del PON Sicurezza per lo sviluppo 2007-2013 e dal Fondo europeo per le frontiere esterne e la gestione dei flussi migratori, non si capisce come i radar previsti lungo la costa nord occidentale della Sardegna possano essere utilizzati per contrastare le imbarcazioni di migranti”, afferma Graziano Bullegas, segretario regionale di Italia Nostra. “Nessun evento migratorio illegale ha mai interessato tali siti e, d’altronde, anche i flussi avvenuti nel sud dell’isola sono stati di quantità ridotta negli anni 2006 e 2007 e quasi del tutto cessati dopo il 2008, salvo qualche decina di arrivi negli ultimi mesi”.
Nonostante la Commissione europea abbia stabilito che l’acquisizione delle forniture con fondi Ue avvenga attraverso la pubblicazione di un bando di gara europeo con procedura aperta e informazione specifica delle popolazioni interessate, il progetto e il relativo iter autorizzativo dei radar anti-migranti sono avvenuti invece - secondo gli ambientalisti - “in piena segretezza” e l’appalto è stato aggiudicato il 22 ottobre 2010 dalla Guardia di Finanza “senza l’indizione e la previa pubblicazione del bando”. “L’attività di montaggio degli impianti, inoltre, sembrerebbe sia stata subappaltata ad altra ditta, nonostante sull’avviso di aggiudicazione sia espressamente escluso il subappalto dell’opera”.
Le accuse sono state seccamente respinte dall’ingegnere Piero Rossini, responsabile sicurezza di Almaviva Spa, nel corso di un’intervista a Radio24. “Quello che è stato scritto in merito alle assegnazioni dirette è assolutamente falso”, ha dichiarato Rossini. “Abbiamo vinto una gara a cui abbiamo partecipato noi, Finmeccanica, la Gemma e un altro paio di ditte che però poi non hanno presentato offerte. Prima di cominciare i lavori abbiano ricevuto tutte le autorizzazioni compresa quella d’impatto ambientale. Dopo è montata la fronda di questi circoli ambientalisti no global, siamo arrivati a un incontro con i sindaci che, in periodo elettorale, hanno disconosciuto le autorizzazioni ufficialmente emesse. E allora abbiamo sospeso i lavori. Stiamo però valutando anche altri siti magari all’interno di esistenti zone militari in modo da vedere se riusciamo a venire a capo del problema…”.
Della presunta gara di Almaviva e concorrenti non c’è però traccia nell’avviso di aggiudicazione di appalto (GU/S S212), pubblicato dal Comando generale della Guardia di finanza il 30 ottobre 2010. Nell’avviso si spiega invece che la procedura adottata per i radar anti-migranti è stata “negoziata senza indizione di gara” e “senza la previa pubblicazione di un bando di gara nella gazzetta ufficiale dell’Unione europea”, con la motivazione che “i lavori e i servizi possono essere forniti unicamente da una determinata fornitrice, la Almaviva SpA di Roma, che possiede le prescrizioni di natura tecnica e i diritti esclusivi dei materiali”. Valore della commessa, 5 milioni e 461.670 euro, Iva esclusa. L’emergenza migranti si conferma ancora un ottimo business per il privato.

"Esistiamo, ma lasciateci stare nella foresta" Le nuove immagini della tribù sperduta nella foresta in Perù stanno facendo il giro del mondo




Survival ha pubblicato le foto della tribù nascosta in mezzo all'Amazzonia brasiliana, un anno dopo quelle foto aeree che già avevano incuriosito tutto il mondo.
Nelle nuove foto si vede distintamente una famiglia di Indiani Mashco-Piro incontattati, nel Perù sud-orientale.
"L’esistenza dei Mashco-Piro nel parco nazionale di Manú era ben nota, ma negli ultimi mesi gli avvistamenti accidentali dei membri incontattati della tribù si sono moltiplicati. A detta di molti, a costringere gli Indiani ad allontanarsi dalla foresta sarebbero il disboscamento illegale in atto dentro e fuori del parco, e i voli a bassa quota effettuati dagli addetti ai progetti energetici di gas e petrolio, al lavoro nelle vicinanze. I Mashco-Piro sono uno dei circa 100 popoli incontattati del mondo e le fotografie diffuse oggi sono le più nitide e ravvicinate che siamo mai state fatte a un gruppo isolato" si legge sul sito dell'associazione
.Ma Survival International vuole lanciare un monito a tutti e ricordare che i popoli vanno lasciati vivere secondo le loro tradizioni e senza contaminare i loro stili di vita. Sul sito si legge la vincenda preoccupante accaduta per un video che immortalava dei turisti mentre lasciavano indumenti per gli Indiani lungo le rive di un fiume, vicino ai villaggi delle tribù.
“A un anno di distanza, queste fotografie forniscono un’ennesima prova lampante dell’esistenza delle tribù incontattate. È inaccettabile che governi, aziende e antropologi continuino a negare. E il primo contatto è sempre pericoloso e spesso fatale, sia per la tribù sia per chi cerca di stabilirlo. La volontà degli Indiani di essere lasciati soli deve essere rispettata"
ha commentato Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International.

Taglio stipendi dei parlamentari: ecco la verità

Tutti ne parlano come un grande atto da parte dei politici italiani, tutti contenti di ciò e tutti non sanno veramente. Il taglio agli stipendi è una vera e propria farsa.

 
 
































Lo stipendi dei parlamentari resta invariato. La verità è che hanno solo rinunciato ad un aumento di 1.300 € lordi (700€ netti), cosa molto ben diversa dal percepire uno stipendio più basso.
Va a farsi benedire un'altra delle promesse dei parlamentari di allineare il proprio stipendio a quello dei loro colleghi europei. 
Con il passaggio al sistema contributivo ogni deputato avrebbe ricevuto circa 700 euro netti in più. Soldi che ora saranno congelati in un fondo. Da ieri i deputati e tutti i dipendenti sono passati al regime pensionistico contributivo, come il resto degli italiani, e potranno percepire la pensione (vitalizio) dopo aver compiuto almeno sessant'anni d'età. Inoltre tutti coloro che rivestono ruoli istituzionali (presidente della Camera, questori, ecc.) avranno un taglio del 10% dell'indennità di ruolo.
Le entrate del deputato cambiano solo nella parte riguardante i collaboratori. Lo stipendio del parlamentare continua ad avere un rimborso di 3.690 euro lordi mensili. La differenza sta nel fatto che ora ogni deputato dovrà giustificare il 50% di quella somma.
Per ciò che riguarda la pensione i parlamentari percepiranno una pensione che è poco più della metà di quella attuale. L'accesso alla pensione può avvenire all'età di 65 anni con un periodo contributivo di minimo 5 anni. Per ogni mandato l'età è diminuita di un anno, rispettando sempre il tetto minimo dei 60 an

Dov'era la Lega negli ultimi 15 anni, mentre lo psiconano uccideva questo Paese?

Speravamo che le volgarità e le scempiaggini a cui la Lega Nord e il suo leader ci avevano lungamente abituato («Io il tricolore lo uso per pulirmi il c...», e ancora «Io ho 300mila uomini e i fucili sono sempre caldi per sparare») fossero state una volta per tutte riposte e messe da parte, visto le responsabilità di governo a lungo assunte dalla Lega e dalla stesso Bossi. Evidentemente ci siamo sbagliati. La Lega non ha senso dello Stato e delle istituzioni, come dimostra di non avere alcuno spessore politico e credibilità. Insomma, anche dopo anni di governo con ministri come Roberto Maroni, il Carroccio resta un fenomeno da baraccone, bravi solo nelle pagliacciate e nelle goliardate da bar Sport.
la Lega ha dato dimostrazione di quello che è: un partito di gente che vive su un altro pianeta. Prescindo dalle considerazioni sulla secessione, sul fatto che la Padania esiste perché esiste il Grana Padano ecc. ecc. ecc. Ma oggi la Lega ha bloccato i lavori parlamentari sulla manovra per dire "no alle tasse". Dov'era la Lega negli ultimi 15 anni, mentre lo psiconano uccideva questo Paese? Dov'era la Lega mentre gli accusati di associazione mafiosa rimanevano in parlamento senza andare in carcere? Dov'era la Lega quando si decidevano le leggi sui capitali scudati, sui processi, sulle intercettazioni, sul falso in bilancio. Signori, questa è la Lega Nord: un partito ormai morto che cerca di sfruttare la situazione di crisi attuale per cercare di rimediare qualche voto in futuro. Fa opposizione per dire, domani, che lei ha votato contro la manovra Monti. E noi gli ricorderemo che non ha mai votato contro chi questa crisi l'ha prodotta. Se avete un amico leghista provate a dirgli di tornare sulla terra".